Iaconi vota Pescara: è più forte

8 Novembre 2014

Il ds giuliese del Brescia: «Gara terribile, Baroni è un tecnico capace e sarebbe un errore esonerarlo»

PESCARA. In pochi conoscono l’ambiente pescarese come lui. Andrea Iaconi, direttore sportivo del Brescia e dirigente biancazzurro dal 1994 al 2007, oggi sfiderà il suo passato. È sorpreso dalla crisi della squadra di Marco Baroni, ma teme ugualmente il confronto. «Sarà una gara terribile», dice il 60enne di Giulianova, «il Pescara è più forte del Brescia. Ha un organico di grande qualità e meglio assortito, soprattutto a livello numerico». Poi il consiglio a Sebastiani di aspettare che il gruppo trovi l’affiatamento necessario per uscire fuori dalla crisi evitando un “sacrificio” (esonero di Baroni) che potrebbe rivelarsi inefficace. «Anche se dovesse perdere a Brescia non credo che la soluzione più adatta sia quella di cambiare la guida tecnica. Baroni è un allenatore capace che ha già dimostrato di saper dare un’identità precisa alle sue squadre. Sarebbe un errore sollevarlo dall’incarico».

Il Brescia, che ha quattro punti in più rispetto al Pescara, viene dalla sconfitta di Trapani che ha interrotto una serie positiva di cinque giornate (4 pareggi e una vittoria). «Sì, ma contando la penalizzazione (il Brescia rischia il -3 per aver presentato una documentazione incompleta all’atto dell’iscrizione, ndc) diciamo che la nostra classifica è la stessa del Pescara. È anche vero che noi abbiamo ambizioni più limitate rispetto ai biancazzurri. I nostri obiettivi sono quelli di lanciare i giovani e conquistare al più presto la salvezza. Siamo molto preoccupati, in caso di sconfitta ci ritroveremo in una situazione difficile e non siamo abituati a lottare per non retrocedere».

Quando era a Pescara, qualche volta si è trovato nelle condizioni di non poter operare sul mercato per mancanza di risorse. Riuscì ugualmente a cavarsela vendendo alcuni giovani (ad esempio Morgan De Sanctis alla Juventus e Mauro Esposito all’Udinese) per tenere i conti in ordine.

A Brescia, però, la situazione sta diventando insostenibile. «A Pescara c’erano pochi soldi, ma la società era presente. Qui, invece, sono solo e non so fino a che punto ce la farò ad andare avanti. Siamo stati capaci di isolare i ragazzi che stanno facendo bene; purtroppo la fortuna non sta girando dalla nostra parte: avremmo potuto avere qualche punto in più». A livello numerico manca qualcosa nella rosa del Brescia. In particolare l’infortunio di Budel (almeno cinque mesi di stop) priva suo fratello Ivo, tecnico dei lombardi, di un elemento fondamentale per il suo gioco. «È un’assenza pesantissima. Però un rimedio ci sarebbe. Se non troverà spazio a Pescara sarei disposto a riprendermi Salamon (che due anni il suo Brescia vendette al Milan per 3,5 milioni di euro, ndc) per colmare la lacuna. Magari ne parlerò con i dirigenti pescaresi per riaverlo a gennaio! Nel ruolo di centrale in una difesa a tre Salamon è di un’altra categoria».

Iaconi sposa la tesi secondo cui l’addio di Zdenek Zeman ha avuto delle conseguenze devastanti per il Delfino. «Purtroppo capitò anche al sottoscritto quando Delio Rossi, al termine della campionato 96-97, decise di tornare alla Salernitana. Affascinati da quel 4-3-3 spettacolare cercammo sul mercato un tecnico con le stesse caratteristiche che praticasse un tipo di gioco similare. Fu un errore e credo che al Pescara sia accaduta la stessa cosa: in quei casi bisogna tagliare i ponti con il passato. Zeman, Galeone, Rossi sono unici nel loro genere ed è impossibile copiarli».

Giovanni Tontodonati

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