Il Belgio crede nel titolo, la generazione d’oro ora brilla davvero

8 Luglio 2018

KAZAN. Da eterna promessa alla maturità calcistica, dal 'vorrei ma non posso’ alla promozione sul campo. Il Belgio si scrolla finalmente di dosso l'etichetta di potenziale favorita che la segue, o...

KAZAN. Da eterna promessa alla maturità calcistica, dal 'vorrei ma non posso’ alla promozione sul campo. Il Belgio si scrolla finalmente di dosso l'etichetta di potenziale favorita che la segue, o meglio perseguita, da almeno un quinquennio, per indossare il vestito bello della festa. La storica vittoria, con semifinale mondiale annessa, sui pentacampioni del Brasile certifica che i Diavoli Rossi non sono più solo la nazionale del futuro ma una squadra vera, tosta e bella a tutti gli effetti. «La generazione dorata ha definitivamente conquistato il mondo», è la sintesi giornalistica che campeggia sui principali quotidiani del Belgio. D'altronde, come non dargli ragione, visto che il Mondiale russo era, è forse l'ultima occasione per i vari Hazard (nella foto), De Bruyne, Lukaku, Mertens, ma anche per i più navigati Kompany, Witsel, Fellaini, Courtois, che avrebbero dovuto spaccare il mondo già quattro anni fa (fuori ai quarti), dopo i disastri in Sudafrica e Germania (Diavoli Rossi non qualificati in entrambi gli appuntamenti) e che invece hanno sempre fatto i conti con il fallimento. Una miniera d'oro di talenti, fenomeni e campioni che paradossalmente ha avuto proprio in quella ricchezza e in quella bellezza, in cui spesso ci si è specchiati, il suo limite e il suo confine. Il 2-1 di Kazan ha spazzato via d'incanto quelle paure e tanti tabù e adesso i Diavoli Rossi possono pensare in grande: male che gli vada, uguaglieranno il risultato del Mondiale 1986 (battuti in semifinale da una doppietta di Maradona, terminarono poi quarti), ma vista la qualità messa in campo contro la Selecao sognare adesso non è proibito. Senza nulla togliere a quella nazionale di Guy Thys che vantava giocatori del calibro di Pfaff, Scifo e Ceulemans, questa di Roberto Martinez ha ben altro spessore. Fenomenale in Hazard e De Bruyne, geniale in Mertens, esplosiva in Lukaku, straordinaria in Courtois che l’altra sera al 93' ha fatto piangere Neymar. Davvero una generazione d'oro che può sedersi al tavolo dei grandi. Il ct spagnolo, assunto dalla federazione giusto due anni fa dopo il flop europeo e un casting via internet, ha ereditato gli stessi talenti del suo predecessore Marc Wilmots ma disegnandoli in campo in un 3-4-3 iperoffensivo che se da una parte sacrifica De Bruyne in mediana (ma non il suo genio), dall'altra è un modulo che libera la fantasia di Hazard e l'esplosività del bomber Lukaku. Non a caso, con questo sistema il Belgio ha segnato almeno tre gol in dieci delle ultime 15 partite, anche se il rovescio della medaglia è una difesa (i non irreprensibili Alderweireld, Kompany, Vertonghen, Vermaelen e Meunier) che qualche volte balla in po’ troppo e che martedì avrà la controprova più evidente contro la velocità di Griezmann e, sopratutto, di Kylian Mbappè.