Il calcio piange Boniperti: una vita per la sua Juve

È morto ieri a 92 anni lo storico calciatore e presidente del club bianconero Dai successi in campo negli anni ’50 a quelli da dirigente per oltre 20 stagioni
TORINO. «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta»: era la frase simbolo del lungo viaggio nel calcio, prima da giocatore e poi da grande dirigente, di Giampiero Boniperti, morto ieri a 92 anni a Torino per una insufficienza cardiaca. Vittorie e numeri ne fanno una delle figure più carismatiche di sempre del calcio italiano. Da calciatore con la mitica Juventus di Charles e Sivori, tanto per fare un paio di nomi, e da presidente della Juve di Zoff, Scirea e Platini.
La casacca bianconera l’ha indossata 444 volte. Ha collezionato in Nazionale 38 presenze e 8 reti, prendendo parte ai Mondiali del 1950 e del 1954. Di vittorie e soddisfazioni alla Juventus ne ha avute tantissime, sul campo e dietro la scrivania: cinque scudetti da giocatore, tutti i trofei possibili, in Italia e nel mondo, nel suo ventennio da presidente. Nel club bianconero era arrivato a 17 anni, pagato 60mila lire alla squadra del suo paese, Barengo, nel Novarese, e il Momo che l’aveva tesserato. Ne uscì 48 anni dopo, lasciando la presidenza effettiva della Juve tenuta dal ’71 al ’90, per poi essere richiamato tra il ’91 e il ’94 e divenirne presidente onorario nel 2006.
Dei tantissimi calciatori di grido che ha portato alla Juventus, due tra i più amati sono stati Scirea e Del Piero, al quale pure fece firmare un contratto in bianco a dispetto del fatto che nel frattempo fossero arrivati anche i procuratori. Alla Juve chiamò, dal Milan, un giovane Giovanni Trapattoni con il quale condivise dieci stagioni con i primi successi internazionali. Una scommessa vinta contro gli scettici: con il Trap alla guida, la Juve vinse subito lo scudetto con il record a quota 51, quando le vittorie valevano ancora due punti.
Da calciatore Boniperti era molto tecnico, ma al contempo un guerriero. Una caratteristica anche del dirigente. Da presidente, lasciava lo stadio alla fine del primo tempo, dopo aver guardato la partita spesso seduto al fianco dell’avvocato Agnelli, e seguiva alla radio il secondo. Tra le tante sfide quelle più sofferte erano i derby col Torino, a cui ha segnato più di ogni altro bianconero: 14 gol.
Innumerevoli i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Boniperti, a partire da quelli dei “suoi” giocatori: «Era indistruttibile e sicuro di sé, sapeva tutto. La Juve era nel suo cuore, ma forse era il suo cuore», dice ad esempio Michel Platini. «Ciao gran signore del calcio»: così sui propri profili social lo saluta Marco Tardelli. «Per me è stato come un padre», sottolinea Giovanni Trapattoni, «nel calcio a lui devo molto, se non tutto».
Ma anche per i “nuovi” juventini Boniperti non era una bandiera qualsiasi: «Verrà sempre ricordato», afferma Giorgio Chiellini, «con quei grandi ideali di juventinità che è riuscito a trasmettere e portiamo avanti ancora oggi». Dice infine di lui Alessandro Del Piero: «Caro presidente, nessuno è stato la Juventus come lei, e nessuno lo sarà. Io le devo tutto o quasi, da calciatore, e molto anche da uomo. Le sarò grato per sempre e spero di essere riuscito a ricompensarla sul campo e fuori dal campo, come voleva lei».
Angelo Caradonna

