“Il Comandante” Jaconi e le sue imprese

3 Dicembre 2020

Due anni a Teramo e il “miracolo Castel di Sangro” nel libro dell’allenatore delle undici promozioni

PESCARA. Come si fa a conquistare undici promozioni da allenatore? Osvaldo Jaconi lo spiega in una biografia scritta con il giornalista marchigiano Andrea Verdolini in cui racconta la sua vita dietro a un pallone: prima da calciatore e poi da allenatore. La risposta all’interrogativo iniziale è semplice: cercando di entrare nella mente dei giocatori e stimolandoli. Senza troppe alchimie tattiche, mettendo insieme le qualità dei giocatori a disposizione. È quanto si desume leggendo le 145 pagine de “Il Comandante” in cui emergono le qualità umane e professionali dell’uomo che in Abruzzo è conosciuto per due esperienze: quella di calciatore, era una mezzala dal tiro potente e preciso, del Teramo e quella da allenatore del Castel di Sangro. Dove ha conquistato due delle undici promozioni - le altre alla Civitanovese (due), Fano, Lecco, Atletico Leonzio, Savoia, Livorno, Ivrea e Montegranaro - che ne fanno il tecnico più vincente nel calcio. Le prefazioni di Gabriele Gravina, presidente della Figc e presidente del Castel di Sangro dei miracoli guidato proprio da Jaconi, e del capitano della Juve e della Nazionale Giorgio Chiellini arricchiscono un racconto pieno di umanità e in cui emerge anche il forte legame con Livorno dove è stato due anni, dal 2000 al 2002, riportando gli amaranto in serie B dopo decenni. E dove i tifosi lo chiamano Vodz, il comandante. Ma un posto di rilievo nel libro spetta anche a Teramo perché è la prima tappa lontano da Lecco dove ha imperniato l’inizio della carriera.
In biancorosso è stato dal 1974 al 1976, in C, due anni ricchi di soddisfazioni: dieci gol nel primo e otto nel secondo. Non a caso, nel 2013, i tifosi lo hanno eletto miglior numero 10 della storia del Teramo. Nella stagione 1978-1979 i primi passi in panchina al tramonto di una carriera da calciatore a Civitanova Marche dove nel tempo si è stabilito l’uomo di Mandello sul Lario. E proprio con la Civitanovese ha conquistato la prima della undici promozioni, la maggior parte delle quali al termine dei play off. Un cammino con una stella polare: “Ascolto tutti, ma decido io”. E nello spogliatoio non sono ammesse intrusioni a costo di dare le dimissioni. Gli anni di Castel di Sangro sono entusiasmanti: arriva in corsa nella stagione 1993-1994. Il tempo di assestarsi e la stagione successiva ecco il salto in C1 grazie alla finale play off vinta ai rigori contro il Fano. Poi il miracolo, la promozione in B nel 1996. Un turbinio di emozioni forti – dal Guerin d’Oro fino alla morte di Biondi e Di Vincenzo – e un feeling particolare con Gabriele Gravina. «Ci fidavamo l’uno dell’altro. Bastava uno sguardo per intenderci». Nel libro Jaconi parla anche del rapporto con Angelo Massimino, il compianto presidente del Catania che lo chiamò nell’estate del 1993 per guidare una squadra poi estromessa dai campionati professionistici dalla Figc. Infine, una soddisfazione: non essersi mai legato a un carro di procuratori e direttori sportivi, potendo affermare e scrivere a 73 anni di essersi fatto da solo. Così parlò “Il Comandante”.
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