Il grande Aru fa tremare re Contador

L’Astana attacca: lo spagnolo va in crisi sul colle delle Finestre. E alla fine un superlativo sardo vince la seconda tappa di fila
Alberto Contador ha vinto il Giro d’Italia. Fabio Aru ha fatto ancora impazzire il Giro vincendo la seconda tappa di fila al Sestriere.
L’ha meritata la vittoria Contador, perché sulla strada è stato il più forte. Ma il Pistolero ha rischiato di sbandare all’ultima curva della sua corsa rosa. Sì, perché sul colle delle Finestre, sulla salita con il finale d’altri tempi per lo sterrato, quando tutti aspettavano il suo scatto per mettere un sigillo alla vittoria e chiudere un Giro trionfale con un’impresa, è accaduto l’impensabile.
La crisi. Improvvisa, quasi clamorosa, vista la forza dimostrata da Contador nella cronometro di Valdobbiadene, nella remuntada sul Mortirolo, nel golpe del monte Ologno. Lo spagnolo pareva tranquillo a ruota dei soliti Astana che facevano la corsa. Perché, ancora una volta, la maglia rosa si era trovata da sola. Altro che team milionario. Oleg Tinkoff farebbe bene a ringraziare il suo campione: ha vinto il Giro d’Italia senza squadra. Ogni volta che la strada è andata all’insù Roman Kreuziger, Ivan Basso e gli altri si sono liquefatti. Sola la maglia rosa si è trovata pure ieri a due chilometri dal colle delle Finestre. Fiaccata dalla crisi improvvisa, contro un Mikel Landa indiavolato che aveva attaccato due chilometri prima e un Fabio Aru che si era avvantaggiato con Steven Kruijswik (Jumbo), Rigoberto Uran (Etixx) e Rjder Hesjedal (Cannondale), la maglia rosa ha visto i fantasmi. Landa ha raggiunto uno dei superstiti della fuga del mattino, il russo Ilnur Zakarin (Katusha), si è gettato a capofitto in discesa. Aru è rimasto a ruota del gruppetto. Lì forse l’Astana avrebbe potuto tentare l’impossibile facendo saltare il banco.
Ma Zakarin (pensava a bissare la tappa di Imola) non ha dato un cambio e Landa, poco dopo a Pragelato, al termine della discesa, appena iniziata la facile salita di 16 km per il Sestriere, si è fatto raggiungere dal gruppetto di Aru. A quel punto il Giro era finito. Perché Alberto Contador aveva ancora un vantaggio di 2’53” nella generale, aveva recuperato il momento di difficoltà e pedalava di nuovo potente. La grande paura, insomma, era passata.
È toccato poi a Fabio Aru, il sardo che fa impazzire l’Italia (tantissimi a proposito i tifosi giunti dall’isola per lui) fare il bis della tappa di Cervinia di 24 ore prima. Attacco secco a due chilometri dal Sestriere, spesso sua palestra d’allenamento.
Inutile il tentativo di Rigoberto Uran di stargli dietro e provare a salvare almeno un po’ un Giro deludente. Altra rasoiata, solita esultanza da stadio. Altro abbraccio a Valentina, altre lacrime. Altro tripudio con la bandiera dei Quattro Mori. E mentre Alberto Contador sul rettilineo finale si aggiustava la maglia rosa per i fotografi e vinceva il suo secondo Giro d’Italia (sulla strada, ha vinto anche quello del 2011, toltogli per una squalifica reatroattiva e controversa) con 2’02” di vantaggio su di lui e 3’14” su Landa, il 24enne sardo forse pensava a quella cronometro di 61 km. Così lunga, solo perché l’organizzazione del Giro doveva rastrellare un po’ di milioni a Treviso da Pinarello e a Refrontolo da una nota azienda produttrice di Prosecco. E avrà pensato: «Come sarebbe finita senza quelle bollicine?».
Bueno, Alberto Contador ha vinto il Giro d’Italia (a lui e a Fabio Aru i complimenti del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con un tweet), con merito, perché andare forte a cronometro fa parte del ciclismo. E la sua vittoria è stata ancora più bella perché il campione ha dimostrato di essere umano, battibile. Tra un mese c’è il Tour de France. Capito Vincenzo Nibali?
@simeoli1972
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