Il mea culpa di Sebastiani: ho sbagliato, chiedo scusa

9 Maggio 2021

Il presidente scarica i “senatori”: i giocatori con ingaggi alti devono andare via

PESCARA. «Ho sbagliato tutto, chiedo scusa alla città». Ventiquattro ore dopo la retrocessione, il presidente del Pescara Daniele Sebastiani fa mea culpa e ammette di aver commesso una lunga serie di errori. L'inizio della fine, secondo il maggiore azionista del Delfino, ha una data ben precisa: 20 gennaio 2020, giorno in cui Luciano Zauri ha lasciato l'incarico di allenatore a causa di divergenze con una parte dello spogliatoio. «Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo sbagliato tutto», dice Sebastiani a Rete 8, «il declino è iniziato quando ho accettato le dimissioni di Zauri. Avrei dovuto trattenerlo e mandare via altre figure». Si parla anche della possibile conferma di Gianluca Grassadonia. «Potrebbe rimanere, ma al momento non è stata presa nessuna decisione». Di sicuro l'organico sarà rivoluzionato. «Bisogna azzerare tutto». Compito tutt'altro che agevole, dal momento che sotto contratto ci sono dieci giocatori (Fiorillo, Busellato, Memushaj, Galano, Valdifiori, Sorensen, Scognamiglio, Masciangelo, Nzita e Drudi) che incidono sul bilancio per quasi 4 milioni di euro. «La società non può permettersi di avere in rosa giocatori con stipendi troppo alti. Sono in uscita, dovranno trovarsi un’altra sistemazione. Ci saranno conseguenze negative sotto il profilo economico a causa della pandemia e della retrocessione, sarà obbligatorio fare scelte oculate. Prenderemo giocatori che abbiano fame, gente motivata e di categoria. Comunque sia, faremo il possibile per riportare il Pescara in B, di certo allestiremo una squadra competitiva». Infine, sul futuro dei dirigenti Giorgio Repetto e Antonio Bocchetti. «Dico solo che nella prossima stagione ci sarà un solo direttore sportivo». Infine, l'invito a onorare l'impegno di domani contro la Salernitana. «Il Pescara non regalerà nulla, Grassadonia manderà in campo la migliore formazione possibile».
L'attesa di Grassadonia. La sconfitta di Cremona ha messo la parola fine al sogno di tornare in corsa per i play out. In realtà, dopo il pareggio con l'Entella, tutti avevano abbandonato la speranza. Nessuno ha creduto alla missione impossibile, forse nemmeno Gianluca Grassadonia che non ha risparmiato critiche alla squadra. Comprensibile la sua amarezza per il triste epilogo, non la tempistica del suo intervento. Discutibile anche la scelta di puntare il dito contro i «giovani poco professionali», forse sarebbe stato meglio inserirli alla fine dell'elenco dei colpevoli e non in cima. D'accordo sullo scarso contributo dello zoccolo d'oro e la mancanza di amor proprio, le altre cause del tracollo indicate dall'allenatore che si è preso le sue responsabilità. «Le colpe maggiori sono mie». Ovviamente, le dichiarazioni di Grassadonia chiamano implicitamente in causa la società che dal 2016-17, anno dell'ultima partecipazione al campionato di serie A, ha commesso errori a ripetizione. D'altronde, negli ultimi cinque anni il Pescara ha collezionato tre retrocessioni sul campo. Nel 2017 dalla A alla B, l'anno scorso dalla B alla C, salvo poi salvarsi ai play out contro il Perugia grazie alla penalizzazione inflitta al Trapani, e, infine, lo scempio calcistico di quest'anno. Grassadonia si augura di programmare la rinascita del club e anche quella della sua carriera. Il ko di Cremona ha condannato anche lui, ma almeno gli risparmierà l'imbarazzo di dover sfidare alla morte la squadra della sua città, lui, salernitano doc, domani contro la formazione di Fabrizio Castori lanciatissima verso la serie A.
Giovanni Tontodonati
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