Il Mondiale perfetto beffato dall’invasione delle Pussy Riot

MOSCA. Perfetto. O quasi. A guastare a Vladimir Putin il trionfo immacolato, per dei Mondiali organizzati benissimo, sono state le Pussy Riot, il collettivo di attiviste da sempre critiche dello zar....
MOSCA. Perfetto. O quasi. A guastare a Vladimir Putin il trionfo immacolato, per dei Mondiali organizzati benissimo, sono state le Pussy Riot, il collettivo di attiviste da sempre critiche dello zar. L'invasione di campo, in mondovisione, per protestare contro le persecuzioni politiche in Russia è senz'altro un colpo che il presidente non gradirà. Ma è l'unico neo - per quanto fastidioso - di un mese giocato tutto in rimonta, che negli ultimi giorni ha visto decine di capi di stato e di governo sfilare a Mosca per avere un incontro con il 'sire vincitore’. Il giorno stesso della finale per Putin si è trasformato in un mini-summit con leader mondiali come il primo ministro ungherese Viktor Orban oltre a, naturalmente, i presidenti delle squadre finaliste. La croata Kolinda Grabar-Kitarovic si è presentata al Cremlino con una maglietta della nazionale a scacchi rosso-bianchi con il numero 9 e il nome 'Putin' scritto sopra. Un regalo che lo zar ha accettato sorridendo, anche perché Grabar-Kitarovic gli ha detto «è per stasera». I due poi hanno iniziato il loro incontro a porte chiuse. Putin, d'altra parte, non è solo il padrone di casa, in una giornata di gala, ma è in procinto di partire alla volta di Helsinki per il vertice con Donald Trump. E dunque tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Incluso Emmanuel Macron. Tra i due, sulle prime, sembrava non ci dovesse esserci nessun negoziato formale e poi, invece, l'incontro a quattr'occhi è spuntato eccome: il presidente francese, dice il Cremlino, confiderà a Putin le sue «impressioni» sul summit Nato, mentre lo zar lo aggiornerà sui preparativi per Helsinki. In tutto questo, naturalmente, il calcio. Putin si è detto «orgoglioso» per come la Russia è riuscita a organizzare questi Mondiali, incassando i complimenti di rito del presidente Fifa Gianni Infantino, che li ha definiti «i migliori di sempre». Alla fine tutto è filato liscio come la vodka e non si è verificato nessun incidente, né attentati, né scontri fra hooligan né, tantomeno, episodi sgradevoli con ospiti stranieri appartenenti a minoranze etniche o sessuali.
Insomma, fra birra a fiumi, ragazze russe scatenate ed emozioni sui campi obiettivamente di altissimo livello, il mondiale russo rischia di trasformarsi nella mente dei tifosi in 'un'età dell'oro’ di cui ricordarsi malinconicamente. Non tutto il bene viene però per dare una mano. La Russia dovrà iniziare a smaltire la sbornia e ad affrontare i problemi, rimossi per un mese di festa. C'è l'appena annunciata (e dura) riforma delle pensioni, che non tutti hanno ancora compreso a fondo, e i soliti dubbi sulla ripresa dell'economia.

