«Il nostro calcio ha bisogno di una svolta»

11 Luglio 2014

«Allegri ct e Tommasi presidente della Figc Fiducia ai giovani e più soldi per i vivai»

PESCARA. Sorridente, tonico e abbronzato, magari ancora entusiasta dell’impresa compiuta nella passata stagione quando è stato prima esonerato e poi richiamato. Da febbraio a maggio è stata una cavalcata verso il traguardo della salvezza ottenuta addirittura con una giornata di anticipo. Eusebio Di Francesco è ripartito più carico che mai alla guida del Sassuolo atteso dal secondo campionato di fila in serie A. Ieri il raduno in sede, martedì la visita alla redazione de il Centro in cui il 44enne tecnico pescarese ha fatto il punto della situazione alla vigilia della terza stagione di fila alla guida dei neroverdi emiliani. Ha parlato della sua “creatura”, ma non solo. Si è sbilanciato sul Mondiale, sulla crisi del calcio italiano e sulla prossima serie A. Sempre all’attacco, come la sua squadra in campo. Per lui il prossimo campionato sarà una sorta di esame di laurea: se farà bene il salto di qualità sarà una conseguenza. E magari tra un anno sarà sulla panchina di una “big”. Lui dribbla elegantemente tutti i discorsi sul futuro, anche perché è legato al club del patron Squinzi (presidente di Confindustria) con un contratto annuale che prevede la conferma automatica in caso di salvezza.

Di Francesco, lei e il Sassuolo con quale obiettivo ripartite?

«Migliorarci, e magari festeggiare la salvezza con qualche giornata di anticipo. Diciamo che vogliamo soffrire di meno rispetto alla passata stagione».

Non sarete più una matricola.

«Siamo cresciuti e vogliamo crescere ancora».

Ci descriva la realtà Sassuolo.

«E' in espansione. Ad esempio, è una delle poche società proprietaria del suo stadio (Mapei Stadium e Reggio Emilia). E in più viaggiamo sui diecimila abbonati. Senza parlare del Mapei Center e di un'organizzazione con pochi eguali».

Nella passata stagione lei è stato esonerato e poi richiamato. Qual è stata la gara della svolta?

«La prima quando sono rientrato. La vittoria con il Catania che ci ha rilanciato».

La vittoria più spettacolare?

«Quella con il Milan, quella dei quattro gol di Berardi. Ma la più bella in assoluto è stata quella con il Genoa che ci ha regalato la salvezza».

Il Sassuolo ha preso tanti gol nella passata stagione.

«Ecco perché dico che dobbiamo migliorarci».

Lei passa per uno zemaniano a cui piace segnare un gol in più dell'avversario.

«E' così, ma questo non significa che non curo la fase difensiva. L'anno scorso abbiamo pagato anche lo scotto del noviziato. Di certo c'è che vogliamo giocare un calcio propositivo e imporre il nostro gioco. Almeno ci proviamo».

Berardi com'è?

«Lui è nato per giocare a destra nel tridente d'attacco. E' il futuro del calcio italiano».

A proposito, il Mondiale che cosa sta dicendo di nuovo?

«Niente in particolare, ma ha esaltato i nostri difetti…».

Che cosa significa?

«Noi, bene o male, siamo quelli del contropiede. Del prima non prenderle. Quelli capaci di adattarci agli altri facendo leva sulla difesa».

Eppure Prandelli voleva fare proprio il contrario.

«E per lunghi tratti della sua gestione in Nazionale ci è riuscito. Ha dato un'immagine diversa, migliore a mio avviso, del nostro calcio. Ma al Mondiale si è un po' perso».

Di che cosa c'è bisogno per rifondare il calcio azzurro?

«Prima di tutto, che la svolta non venga solo dall'alto, ma, soprattutto, dal basso. Ovvero dai settori giovanili. Bisogna investire sui tecnici di qualità e dare continuità al lavoro. Noi al Sassuolo, nel nostro piccolo, abbiamo una metodologia che predilige il 4-3-3, ma, soprattutto, un certo tipo di organizzazione finalizzato a imporre il gioco».

Allegri o Mancini commissario tecnico azzurro?

«Per come vedo io il calcio, sono più vicino all'idea di Massimiliano Allegri. Ma Mancini ha altre qualità fondamentali per guidare la Nazionale».

E alla presidenza della Figc?

«Io sono per i giovani. Per un volto pulito e capace».

Vale a dire?

«Damiano Tommasi, ha tutto per guidare il nostro calcio: serietà e competenza in primis».

E la serie A a 20 squadre non è troppo?

Sorride. «Perché? Ci sono più posti a disposizione per noi allenatori. A parte gli scherzi, è importante ridurre il numero di squadre, ma non è solo così che si rilancia il nostro calcio. Occorre dare spazio ai giovani, a quelli bravi. Non bisogna avere paura di osare. Serve maggiore spregiudicatezza, sia in campo che fuori. E poi io sono per le squadre B, visto che se ne parla tanto in queste settimane. I ragazzi vanno valorizzati, ma, soprattutto, migliorati attraverso l'allenamento quotidiano. A 18 anni il giocatore sostanzialmente è fatto, certi insegnamenti vanno impartiti prima: per questo motivo sono dell'avviso che servono investimenti per i tecnici dei settori giovanili».

Allenerebbe Balotelli?

«Certe persone bisogna conoscerle per giudicarle. Sì, io lo allenerei anche per capire che cosa gli passa per la testa. E comunque non può essere lui il capro espiatorio del nostro mondiale finito al primo turno. Si vince e si perde in undici».

E le parole di Buffon dopo Italia-Uruguay contro i giovani e in particolar modo Balotelli?

«Io non le avrei pronunciate in pubblico. Certe cose si dicono negli spogliatoi, non davanti ai giornalisti».

Come finirà il Mondiale?

«Io dico Argentina, ma la Germania è forte».

In serie A sarà ancora caccia alla Juve?

«Sì, ha ancora qualcosa più rispetto alla altre. Ma occhio alla Roma, si sta muovendo bene sui giovani e questa è una politica che prima o poi pagherà. La Juve ha ancora qualcosa in più anche perché lo Juventus Stadium è un valore aggiunto: quello stadio incute soggezione all'avversario».

Riuscirà a vincere il quarto scudetto di fila?

«Ha qualità nei giocatori e una struttura di gioco collaudata. E poi ha il miglior allenatore in circolazione, Antonio Conte. E' un “osso"».

Secondo lei cambierà modulo di gioco?

«Leggo che vorrebbe fare il 4-3-3. Ed è per questo motivo che vuole Iturbe, l'ideale per giocare a tre davanti».

Ma lei e Conte non vi eravate beccati in un Siena-Pescara del 2011?

«Schermaglie dialettiche, ma ci siamo chiariti».

La sorpresa della prossima stagione?

«Spero sia il Sassuolo, stiamo lavorando per dare più qualità alla squadra».

Due nomi di giovani che esploderanno.

«Uno è Bernardeschi (ex Crotone ma di proprietà della Fiorentina), mi piace. E, tra l'altro, somiglia un po' a Berardi. E poi dico Spinazzola che è stato a Siena».

Ha sentito Zeman?

«L'ho visto al memorial Zucchini, abbiamo parlato di giocatori. Vedrete, il maestro farà bene a Cagliari».

Il Pescara ha preso Marco Baroni.

«Non lo conosco personalmente, ma nella passata stagione a Lanciano ha fatto molto bene».

@roccocoletti1

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