Il Pescara dura un’ora, poi si scioglie
I biancazzurri vanno in vantaggio e dominano, ma non chiudono la gara. L’Avellino vince grazie a episodi contestati
di Rocco Coletti
Apre e chiude il Pescara al Partenio-Lombardi, ma in mezzo c’è tanto Avellino. Che dà un calcio alla crisi (due punti nelle ultime quattro gare) e si rilancia nella corsa per i play off.
Successo irpino, ma è il Pescara a gettare alle ortiche la quarta vittoria consecutiva, quella che gli avrebbe consentito di mettere le mani sugli spareggi-promozione. E, invece, si giocherà tutto negli ultimi 270’: a partire dallo scontro diretto di sabato all’Adriatico-Cornacchia contro il Perugia di Andrea Camplone; poi, la trasferta sul campo del Varese, già retrocesso; e, infine, un altro scontro diretto, sempre in casa, contro il Livorno, nono in classifica a due lunghezze dal Pescara (57) che è settimo in compagnia dell’Avellino (scontri diretti a favore con i biancazzurri).
Il passo falso nel posticipo della 39ª giornata non preclude niente, ma si tratta di un’occasione persa: per un’ora, infatti, la squadra di Baroni domina la scena, va in rete con Stefano Pettinari, al 12’, sfiora il raddoppio in più di un’occasione (traversa di Melchiorri al 15’). Per lunghi tratti ha la partita in pugno complice un Avellino confuso e in debito d’ossigeno. Ha la grave colpa di non mettere a segno il colpo del ko, un errore imperdonabile al Partenio-Lombardi dove basta una scintilla per rianimare gli irpini. E la scintilla arriva al 18’ della ripresa – nel momento migliore del Pescara – dopo che Frattali aveva salvato il risultato su Politano al 12’ della ripresa. Un cross di Zito dalla sinistra manda il pallone sul braccio di Salamon: l’arbitro ci pensa e poi concede il rigore. E dal dischetto Castaldo (al 16° gol) fa 1-1. Proteste biancazzurre: il tocco di mano c’è, ma il polacco è davvero vicino a Zito e il movimento del braccio non è innaturale. Valutazione soggettiva dell’arbitro Daniele Minelli di Varese che questa volta penalizza il Pescara. Cambia il volto della partita, visto che l’Avellino si rianima e cambia marcia. In pratica, nell’ultima mezzora azzera tutto quello che di buono aveva fatto il Pescara e va anche oltre. Il 2-1 al 31’, ancora contestato. Cross di Castaldo dalla sinistra, Aresti esce su Comi, ma non prende la palla, c’è il contatto tra i due: arriva in corsa Zito, con la difesa ferma a guardare, e deposita la sfera in rete di testa. Il Pescara protesta per un fallo sul portiere, ma Minelli non è d’accordo.
Arriva anche il 3-1, lo firma l’ex Kone dal limite, ma anche in questa occasione il Pescara ha da recriminare per una deviazione di Salamon che mette fuori causa Aresti. In pieno recupero il 3-2 di Pettinari di testa. Ma è troppo tardi: il Pescara cade dopo aver accarezzato a lungo il sogno di un altro colpaccio. Lo avrebbe anche meritato per quanto fatto vedere per due terzi di partita. Ma non chiudere le partite le partite dominate è un limite. Tanto più se si tratta di uno scontro diretto a quattro giornate dalla fine.
Resta, però, la sensazione di una squadra viva, nonostante le defezioni: da quella annunciata di Sansovini a quelle dell’ultimo momento di Fiorillo e Zuparic.
Un’ora giocata su buoni livelli, difendendosi con ordine e ripartendo. Mostrando una certa di fluidità di manovra agevolata dal rientro nell’undici titolare di Brugman, schierato vertice basso di un centrocampo a rombo con Selasi e Memushaj ai lati e Bjarnason vertice alto dietro le due punte. Una mossa a sorpresa che mette in ambasce l’Avellino. Solo in corsa Rastelli riesce a ridare un volto alla squadra irpina: entra Zito dopo mezzora, è lui l’uomo del match. Lo cambia agevolato da alcuni episodi su cui il Pescara recrimina.
@roccocoletti1
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