Il Pescara regge 45’, addio sogni salvezza

Altri gol sugli sviluppi di calcio da fermo, di nuovo un calo atletico Dopo un mese di lavoro sono pochi i segnali di “zemanizzazione”
PESCARA. Chissà se anche i più inguaribili ottimisti conserveranno speranze di salvezza dopo l’ennesimo passo falso casalingo. Difficile, perché non si intravedono appigli che possano alimentare un briciolo di fiducia verso un Pescara che continua a incassare gol. Sotto questo punto di vista differenze tra la gestione di Oddo e quella di Zeman non ce ne sono. Non ce ne sono in particolare sulle reti subite sugli sviluppi di calcio da fermo. E l’Udinese ne ha approfittato senza sudare più di tanto, mettendo le cose in chiaro dopo 20’ con un angolo corto e un cross di Jankto che ha pescato Zapata solo in area per la deviazione di testa sotto porta. Sarebbe dovuto uscire Bizzarri oppure l’aitante attaccante friuliano non andava marcato a zona, sta di fatto che i biancazzurri hanno pagato di nuovo pegno. Così come è accaduto all’inizio della ripresa, al 6’, quando una punizione dal limite calciata da Halfredsson ha pescato solo in area Jankto che ha trafitto Bizzarri in diagonale. In mezzo alle due mercature un buon Pescara sul piano del gioco che ha avuto anche qualche occasione per fare gol, ma che non è stato fortunato o comunque ha pagato dazio sul piano della lucidità. L’assenza dell’attaccante più pericoloso, Gianluca Caprari, ha inciso. Ha privato la squadra di quella qualità necessaria per fare del male a un’Udinese scesa in riva all’Adriatico forte del punto e della prestazione offerta la settimana precedente contro la Juventus. Un’Udinese alla quale, come tante altre squadre in questa stagione, è bastato il minimo sindacale per tornare a casa con il bottino pieno. Il Pescara ha tenuto il campo dignitosamente solo per un tempo, il primo. Poi, è crollato sotto i colpi dell’uno-due di Jankto e Thereau all’inizio della ripresa. Non c’è stata reazione. Si è avuta di nuovo la sensazione di un calo sul piano atletico alla distanza. E la corsa è fondamentale per mettere in pratica i dettami del gioco di Zeman. Anche sul piano caratteriale i biancazzurri hanno lasciato a desiderare, probabilmente una conseguenza del deficit atletico e fisico. Discorsi già fatti, lacune note e strutturali sulle quali nemmeno il lavoro del boemo riesce a incidere più di tanto. Temi che hanno indotto nuovamente i tifosi della Nord a disertare il cuore della curva.
Altro tema è il processo di zemanizzazione della squadra che procede a rilento. Alla prima del boemo – quel 5-0 al Genoa che alla lunga si riconosce sempre più come una disfatta rossoblù più che un’impresa biancazzurra – qualche segnale c’era stato, ma non ha avuto seguito con il passare delle settimane. Si fa fatica a vedere la mano di Zeman sul Pescara. Tanto per essere più chiari pressing, ritmo, tagli e verticalizzazioni non sono il marchio doc della squadra che non va oltre la buona volontà, perché essenzialmente difetta di qualità. Non a caso i biancazzurri sono riemersi nel finale, segnando la rete dell’1-3 con l’ex Muntari, quando ormai la partita era decisa e l’Udinese aveva perso alcuni giocatori di spessore come Thereau e Halfredsson.
Gara simile a tante altre viste in questa stagione all’Adriatico-Cornacchia con un Pescara incapace di competere alla pri con qualsiasi avversario tante sono le lacune messe a nudo da una serie A che andrà in archivio con una quota salvezza tra le più basse in assoluto nell’epoca dei tre punti. Ancora oggi, a dieci giornate dalla fine del campionato, sono dieci i punti di distanza dalla zona salvezza. E l’Empoli, a quota 22, è ferma, ma sotto nessuno si muove. Mai vista tanta differenza negli ultimi anni, due campionati in uno. Quello che già si paventava dopo i primi mesi della stagione, una differenza di valori tecnici e fisici imbarazzante che spezza in due la classifica. E che dovrebbe consentire all’Empoli di salvarsi sfruttando più che altro i disastri commessi dalle ultime tre della classifica. Al Pescara sarebbe bastato sbagliare un po’ meno, in sede di progettazione estiva, per poter (almeno) competere. E’ il grosso rimpianto di una stagione da dimenticare, ben più disastrosa di quella di quattro anni fa.
@roccocoletti1
©RIPRODUZIONE RISERVATA

