Il Pescara sempre più giù ma si tiene stretto Baroni

2 Novembre 2014

Un altro ko interno: lo Spezia passa nel finale grazie a un errore di Aresti

PESCARA. L’Adriatico-Cornacchia è ancora terra di conquista. Questa volta fa festa lo Spezia che si porta a quota 20, a meno quattro dalla capolista Carpi che aveva umiliato il Pescara una settimana fa. Risultato bugiardo, il 2-1 per i liguri, alla luce di quanto fatto vedere i biancazzurri nella seconda parte della ripresa, ma che fotografa il momento di una squadra, quella di Baroni, in confusione e incapace di produrre gioco. Voglia, corsa e carattere: benissimo. Ma del gioco non c’è traccia. E all’orizzonte non sembrano esserci margini di crescita. Le responsabilità dell’allenatore sembrano chiare: finora, non è riuscito a dare un gioco alla squadra. Ed è di nuovo sulla graticola.

Il divorzio da Pasquale Marino, subentrato a Lopez a Vicenza e subito battuto a Carpi, offre alla società ampi margini di manovra nella scelta dell’eventuale sostituto. Ma l’esonero di Baroni equivale a un’ammissione di colpa di Sebastiani che fino a martedì notte ha etichettato come fandonie le voci di un cambio in panchina. E il presidente anche ieri sera ha ribadito fiducia al tecnico toscano.

Non è un Pescara all’altezza della situazione, è sprofondato al penultimo posto in classifica e oggi rischia di essere superato dal fanalino di coda Latina. E’ poca roba. Ha regalato di nuovo un tempo, il primo, durante il quale è stato punito da Valentini, al 34’ di testa, sugli sviluppi di una punizione di Schiattarella. E poi ha tentato il tutto per tutto nella ripresa. Lo ha fatto senza un filo conduttore di gioco, buttando i palloni in avanti su Melchiorri. E nemmeno la variante tattica – Politano più centrale per un abbozzo di 4-3-1-2 – ha sortito gli effetti desiderati.

Qualcosa è cambiato con gli innesti di Pasquato e Lazzari, elementi tecnicamente dotati che hanno creato scompiglio con iniziative personali. Lo Spezia ha gestito il vantaggio senza affanni, fino a quando ha deciso di premiare gli sforzi dei biancazzurri, confezionando il pareggio con una respinta del portiere Chichizola, su cross di Pucino, che ha fatto rimbalzare il pallone su Ceccarelli e poi in rete. Sull’1-1 il Pescara ci ha provato, agevolato anche dall’espulsione di Cisotti (36’ st) per un fallaccio su Cosic. Al 38’ il portiere ligure sugli scudi nel respingere un diagonale (deviato) di Pasquato. Biancazzurri avanti, probabilmente penalizzati dall’arbitro Mariani che non ha punito una trattenuta in area su Lazzarri. Ma la frittata è dietro l’angolo, a tempo scaduto. Questa volta a “tradire” è stato Aresti, il portiere protagonista di un’uscita a vuoto che ha permesso al difensore Nahuel Valentini di segnare di nuovo per una doppietta decisiva che finisce per corroborare le ambizioni di vertice dello Spezia che ha ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo. Lo ha fatto al cospetto di un Pescara senza idee e personalità in cui la mano di Marco Baroni si nota per l’incapacità di dare una fisionomia di gioco alla squadra. Basta aspettarla per poi infilarla. Ormai lo hanno capito tutti. D’altronde, l’unico schema chiaro del Pescara sembra essere palla lunga per Melchiorri che gioca solo contro tutti.

Questa volta l’attaccante non è stato nemmeno fortunato, visto che in un paio di occasioni è stato poco lucido nella battuta a rete da posizione favorevole. Encefalogramma piatto. E la curva nord vuota è un segnale chiaro. I tifosi sono stanchi di aspettare e ora contestano. “Società, allenatori, giocatori... dopo anni di umiliazione e di inganni... Ci siamo rotti, ora basta”, lo striscione piazzato nel cuore pulsante della tifoseria biancazzurra. Che nella ripresa ha snocciolato il rosario di insulti per il presidente Sebastiani e l’allenatore Baroni.

Lo strappo con la città è evidente. E se il pareggio di Bari aveva salvato la panchina del tecnico voluto dal presidente Sebastiani a dispetto dei direttori Repetto e Pavone, l’ennesimo passo falso lo pone di nuovo sulla graticola. Quella di sabato a Brescia potrebbe essere l’ultima chance.

@roccocoletti

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