Il Pescara sfiora il colpo Va sotto e poi rimonta: con il Foggia finisce 2-2

Nella gara d’andata rossoneri avanti dopo 2’, pari di Rafia (rigore) Lescano entra e segna, replica di Bjarkason. Giovedì sera il ritorno
FOGGIA. Finisce in parità e con tanti gol il primo match della semifinale play off tra Foggia e Pescara. Quattro gol fatti dagli abruzzesi all’andata in campionato, quattro dai rossoneri al ritorno e sempre quattro ieri allo Zaccheria. Ma equamente divisi. E il 2-2 lascia un po’ d’amaro in bocca ai biancazzurri perché, dopo la rete di Lescano nel secondo tempo, avevano in mano il controllo del match. Nel primo tempo, però, due legni hanno salvato Plizzari e il risultato di parità a conti fatti ci può stare. Tutto rimandato a giovedì prossimo allo stadio Adriatico quando il Pescara si giocherà l’accesso in finale davanti ai suoi tifosi che ieri sono stati costretti a soffrire da casa.
Il colpo d’occhio dello Zaccheria è da brividi, sarebbe stato perfetto anche con i sostenitori biancazzurri. All’ingresso delle squadre in campo si accendono i colori rossoneri sugli spalti, uno spettacolo da categoria superiore. Quattro anni di serie A regalati a Foggia non sono bastati: solo fischi assordanti per Zeman. Il tecnico boemo nel dopo partita si disinteresserà dell’accoglienza. «Non ho sentito nulla, quindi non devo dire nulla». In realtà quei fischi a Zeman hanno fatto male. Il tecnico biancazzurro preferisce Gozzi a Crescenzi e Cuppone a Lescasno, in mediana Aloi regista al posto dello squalificato Palmiero. Out anche Brosco e Milani. Torna Mesik in difesa. Delio Rossi deve rinunciare a Frigerio che non va neanche in panchina. A sorpresa c’è Ogunseye in attacco.
Inizio da applausi per il Foggia, da incubo per il Pescara. Perché Leo va in pressione alta a destra e dopo 2’ dà il via all’azione finalizzata da un preciso sinistro di Petermann. Subito Foggia in vantaggio e Pescara colpito a freddo. Ogunseye ha la palla del 2-0, ma il palo salva Plizzari e forse sveglia i biancazzurri. Il Pescara prova a prendere campo, il Foggia si abbassa e Delio Rossi mette in atto il suo piano partita. Attaccare con Schenetti, Costa e Garattoni gli spazi alle spalle del centrocampo biancazzurro. Piano partita perfetto perché Schenetti riesce a involarsi in area. Ma Rossi non aveva fatto i contri con un certo Erdis Kraja. Il centrocampista biancazzurro non solo salva il Pescara da un 2-0 che sembrava scritto, ma inizia una ripartenza perfetta che manda Aloi a concludere a botta sicura. Kontek ci mette il braccio ed è rigore. Rafia dal dischetto è freddo e spiazza Dalmasso. Che possa essere la serata giusta si capisce a fine primo tempo: il Pescara spinge e sfiora il vantaggio, ma sulla solita ripartenza Schenetti di testa centra il secondo palo. E se anche la bestia nera biancazzurra (l’ex Entella aveva sempre punito il Pescara) invece del gol trova il legno, vuol dire che forse la serata può assumere tinte biancazzurre. Intanto all’intervallo Plizzari alza bandiera bianca: problemi all’adduttore, al suo posto D’Aniello. E all’intervallo Zeman alza la voce coi suoi esterni: fuori sia Merola sia Delle Monache, dentro Lescano e Kolaj con Cuppone spostato sulla fascia. E Zeman è subito premiato perché, sugli sviluppi di un corner, il pallone arriva a Lescano (20 gol in stagione) che fa un numero in girata che merita solo applausi. Pescara in vantaggio e con tanta benzina in più rispetto al Foggia. Ma i biancazzurri decidono di non affondare. Zeman s’arrabbia di nuovo, solo Cuppone prova a mettere brio e vivacità mentre Kolaj non entra mai in partita. Foggia sull’orlo del ko, ma Ogunseye trova le ultime energie per creare lo spazio a Bjarkason che s’inserisce bene tra Mesik e Boben e fulmina D’Aniello. Il gol regala forze nuove e per certi versi insperate al Foggia che non rischierà più nulla. Anzi, serve super D’Aniello su un destro dal limite di Bjarkason per evitare guai peggiori. Finisce in parità, giovedì (ore 20,30) ci sarà lo stadio Adriatico in festa a spingere Lescano e compagni verso la finale. Il Pescara ha le qualità e le energie necessarie per centrare l’obiettivo, ma distrazioni e amnesie preoccupano un po’.
Enrico Giancarli
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