IL PROTAGONISTAnDA LIVORNO CON FURORE

INVIATO A MONTPELLIER. Un giorno, era il 2003, Walter Mazzarri ci confidò: «Quel ragazzo è incredibile. Fermo l’allenamento per spiegargli qualcosa, inizio la frase e vedo che lui ha già capito tutto....
INVIATO A MONTPELLIER. Un giorno, era il 2003, Walter Mazzarri ci confidò: «Quel ragazzo è incredibile. Fermo l’allenamento per spiegargli qualcosa, inizio la frase e vedo che lui ha già capito tutto. Ma sai cosa mi impressiona? Che poi quella giocata non la sbaglia più. Ma proprio più».
Ecco, “quel ragazzo” era Giorgio Chiellini, 19 anni, un fisico pazzesco, un discreto sinistro e un destro come un ferro da stiro. Ma che carattere, che grinta. Giocava esterno sinistro nel 3-5-2 di un Livorno che fu promosso dalla Serie B alla Serie A, e già asfaltava tutti.
Il dottore. Da lì a pensare ad una carriera tanto esaltante il passo era lungo. Ma Chiellini è sempre stato diverso dagli altri.
I compagni delle giovanili faticavano a portare avanti le scuole professionali, lui si diplomava al liceo scientifico con 92/100; tra i professionisti iniziava la sfilata di “veline” e modelle, lui aveva occhi solo per la sua Carolina conosciuta quasi da bambino; le serate libere erano il trionfo di discoteche, privè e champagne, lui se ne stava in casa perché doveva laurearsi in Economia e Commercio (e l’ha fatto con 109/110).
Un cuore grande. Con i riflettori ci convive ma non li ha mai amati. In pochi sanno che Chiellini è tra i calciatori più attivi per iniziative sociali e di beneficenza. Non pubblicizza mai ciò che fa: tanti ad esempio i progetti che porta avanti nella sua Livorno, ma sempre in silenzio. Anche due anni fa, per il suo matrimonio, decise di donare il ricavato della lista nozze delle bomboniere ad associazioni benefiche, tra cui la “Make-a-wish” che si occupa di realizzare i desideri dei bambini gravemente ammalati.
Il ritorno a casa. Appena ha un attimo torna sempre a Livorno, insieme a Carolina e alla piccola Nina che spegnerà la sua prima candelina il 21 luglio. Nella terra delle teste di Modì, figuriamoci se non lo prendono sempre un po’ in giro. «La convenzione col tuo babbo come va?». Il padre di Chiellini è infatti ortopedico, dicono che sarebbe milionario se avesse curato tutti gli attaccanti acciaccati dal figlio...
Comunque, per chi lo conosce, è impressionante la differenza tra l’ardore e la cattiveria (sportiva) che mette in campo e la serenità che sprigiona nel quotidiano.
Milan, Juve e quel gol. Da piccolo tifava Milan oltre naturalmente al suo Livorno. A proposito: ma allora perché sulla carta d’identità c’è scritto “nato a Pisa”? Semplice, perché il parto della madre avvenne materialmente all’ospedale di Pisa, dove lavorava il papà.
Il tifo per il Milan è scomparso dopo pochi giorni a Torino. «Da quando sono arrivato alla Juve - dichiarò - mi sono innamorato di questa maglia e il sentimento è cresciuto negli anni. Dopo Calciopoli si è rafforzato, anche perché vivere certe situazioni non ti lascia indifferente».
Già, come non lascia indifferente segnare il gol praticamente decisivo agli Europei. «Era destino che segnassi - ha scritto ieri sul suo sito - Ho sempre pensato che prima di chiudere la carriera con la Nazionale mi meritassi una rivincita con la Spagna, una squadra che mi ha fatto soffrire tanto. Ora Il nostro torneo inizia da Bordeaux». Con altri avversari da asfaltare, come fa da quando aveva 19 anni.
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