Il Tas vieta le Olimpiadi all’atletica russa Vicino il bando totale

22 Luglio 2016

L'atletica leggera russa dice addio ai Giochi di Rio, ma è tutto lo sport Russo a vederli più lontani. Il Comitato olimpico internazionale si pronuncerà domenica sull'esclusione, in base alle...

L'atletica leggera russa dice addio ai Giochi di Rio, ma è tutto lo sport Russo a vederli più lontani. Il Comitato olimpico internazionale si pronuncerà domenica sull'esclusione, in base alle conclusioni del rapporto presentato lunedì dall’Agenzia mondiale antidoping. Era però attesa, e peserà moltissimo, la sentenza del Tas che ha respinto il ricorso di 68 atleti, compresa l'olimpionica dell'asta Yelena Isinbaeva. Si opponevano all’esclusione dell'intera squadra sancita dalla Iaaf. «Adesso tutti questi sportivi stranieri pseudo-puliti possono tirare un sospiro di sollievo e vincere le loro pseudo-medaglie d'oro in nostra assenza» è stato il duro commento della campionessa.

La decisione (inappellabile) costituisce inoltre un precedente che consentirà al Cio di estendere il bando dai Giochi in Brasile di tutto lo sport russo evitando ulteriori ricorsi al Tas. «La studieremo ed analizzeremo» ha fatto sapere il Cio. A Rio - sotto la bandiera con i 5 cerchi - parteciperanno solo due atlete «indipendenti»: la saltatrice Darya Klishina, che da tre anni vive e si allena in Florida e si sottopone all'antidoping Usa, e la mezzofondista Yulia Stepanova, «pentita» che ha collaborato all'inchiesta (però è infortunata e quindi in forse). La messa al bando globale dell'atletica russa era stata decisa lo scorso 13 novembre dalla Federazione internazionale di atletica leggera che aveva sospeso la Federazione russa dopo le accuse di doping di Stato. Decisione confermata nei due successivi appelli presentati dalla Russia. I 68 - sostenendo di esser stati puniti nonostante non fossero stati trovati positivi ai test - chiedevano di andare a Rio sulla base del principio della responsabilità soggettiva, che non ha trovato riscontro presso i giudici del Tas. Rinviando le motivazioni della sentenza, il Tribunale di arbitrato dello sport ha sottolineato che gli atleti «non sono eleggibili» perché gareggiano sotto le regole Iaaf che escludono l'intera federazione; «qualora alcuni dimostrassero di rispettare in pieno i criteri stabiliti dalla Iaaf, il Cio dovrebbe ammetterli» sotto bandiera neutra (i casi di Klishina e Stepanova).