IL TEATRO DELLE EMOZIONI
di STEFANO TAMBURINI Non ci saranno certo inni alla gioia, prima, durante e dopo la partita che nessuno avrebbe mai voluto giocare. Il derby delusi contro depressi raramente è uno show; stasera il...
di STEFANO TAMBURINI
Non ci saranno certo inni alla gioia, prima, durante e dopo la partita che nessuno avrebbe mai voluto giocare. Il derby delusi contro depressi raramente è uno show; stasera il teatro di cartapesta della finale per il terzo posto tra Brasile e Olanda vedrà sfilare attori svogliati, comparse con i costumi di scena dei protagonisti decaduti e vecchi tenori al passo d’addio. Anche un ct come l’olandese Louis Van Gaal che prova a buttarla lì: «Meglio perdere 7-1 che ai rigori». Sì, vaglielo a spiegare a Felipe Scolari, uno che di calcio nel suo Paese non potrà mai più neanche parlare, figuriamoci allenare. E a tutti quelli che hanno ancora negli occhi le sequenze terrificanti di palloni scagliati in porta come un tiro al bersaglio. Già ancor prima che cominci è un rito triste che si regge sui soldi degli sponsor e che proprio per questo difficilmente vedremo cancellare. A nessuno interesserà più di tanto la medaglia di bronzo, i più saranno lì per capire come il pubblico brasiliano potrà accogliere i reduci dalla più grande disfatta della storia calcistica mondiale, se riuscirà a cantare ancora a cappella l’inno che fino a martedì sera era anche una struggente ode di speranza e di battaglia. Non sarà facile per nessuno anche perché domani ci sarà da affrontare una prova ancor più dura, quella di un possibile delirio argentino al Maracanà, una profanazione in piena regola del tempio del calcio, già arena di un’altra disfatta epica, quella del Mondiale 1950. Copacabana è già a tinte albiceleste e sarà un supplizio per un intero popolo veder prima la danza e poi l’abbraccio intorno alla coppa che doveva essere quella da coccolare all’infinito, la sexta. Farà un po’ meno male se la porteranno via i carnefici sportivi di Belo Horizonte, i tedeschi vestiti come quelli del Flamengo. A quel punto si sommerebbero due tristezze, si fonderebbero due oceani di lacrime e speranze infrante. Ma desespero e desesperación a braccetto non sarebbero certo reciproca consolazione. Del resto, si sapeva che c’era il rischio che potesse andar così. Parafrasando l’Ed Hutchinson di Humprey Bogart nel film l’“Ultima minaccia”, si può solo dire: «È il Mondiale, bellezza! Il Mondiale! E tu non ci puoi far niente! Niente!». Proprio vero, poche cose sanno regalare emozioni così.
@s__tamburini
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