Il tecnico: ci metto la faccia ma la squadra si è spenta

22 Novembre 2021

L’allenatore chiamato al confronto dagli ultrà: «Sono il primo responsabile» E sull’ipotesi dell’esonero: «Decide la società». Il difensore Drudi: non siamo sereni

PESCARA. Non cerca alibi, si prende la responsabilità del ko e si rimette al giudizio della dirigenza biancazzurra. Nel post gara il tecnico del Pescara Gaetano Auteri è deluso, quasi affranto, ma non perde la lucidità. «Abbiamo disputato una brutta partita», dice l'allenatore del Pescara, «qualcuno potrebbe dire che la sconfitta è immeritata e che addirittura avremmo potuto vincere. Invece, sostengo che la mia squadra ha mostrato una palese involuzione».
Il riferimento è all'atteggiamento che il Delfino ha assunto dopo il cambio di modulo. Evidentemente neanche Gaetano Auteri era (e non lo è tuttora) convinto che l'abbandono del 3-4-3 fosse la panacea di tutti i mali. È come se il tecnico biancazzurro ammettesse di aver accettato di piegarsi alle caratteristiche della sua rosa, e non viceversa.
«Nelle prime giornate di campionato giocavamo un calcio propositivo e riuscivamo a creare molte occasioni», spiega il tecnico biancazzurro, «certo, abbiamo subìto tante reti e questo aspetto ha prevalso su tutto il resto. I ragazzi forse hanno subìto un po' la pressione della piazza e l'atteggiamento in campo è cambiato. Alleno una squadra composta da tanti giovani che hanno risentito delle critiche di quei giorni. Così, al di là del sistema di gioco, siamo diventati meno spregiudicati, probabilmente per paura di concedere il fianco agli avversari. Al contrario, il Pescara deve tornare ad essere quello di inizio campionato, più sfrontato e libero a livello mentale».
Dopo il triplice fischio, i tifosi biancazzurri presenti allo stadio Mannucci di Pontedera hanno chiamato a rapporto la squadra di Auteri e, in un secondo momento, hanno preteso un confronto con il tecnico siciliano.
«Mi è stato chiesto di andare sotto il settore dove c'erano i nostri sostenitori e sono andato», spiega l’allenatore del Delfino, «erano giustamente arrabbiati, come lo siamo noi per un cammino deludente. Loro fanno molti sacrifici per stare vicino alla squadra e mi sembrava giusto avere un confronto. Di solito non lo faccio, anche quando ho vinto i campionati ho sempre preferito stare da solo, gli elogi mi mettono in imbarazzo, però in questo momento di difficoltà mi sembrava giusto metterci la faccia, come ho sempre fatto nella mia vita. Sono un uomo del sud, ritengo di sapere stare al mondo e non sono una persona falsa. Dico sempre quello che penso e continuerò a farlo. Sono io il primo responsabile di questa situazione e non mi nascondo. La mia panchina in bilico? Questo non lo so, se sono a rischio dovete chiederlo alla società».
Tanta delusione anche per il difensore biancazzurro Mirko Drudi, che ha sofferto parecchio come tutto il pacchetto arretrato: «È un periodo che va tutto storto», ammette il difensore, «alla prima occasione concessa prendiamo gol, significa che dobbiamo lavorare ancora tanto. C'è qualcosa che non funziona, ora dobbiamo ricompattarci e cercare di trovare una soluzione. Probabilmente non siamo sereni, ma così non può andare perché a calcio si deve giocare con la testa libera. Ora dobbiamo stare zitti e lavorare, purtroppo stiamo deludendo le aspettative di tutti».
Giovanni Tontodonati