Il Teramo bocciato anche dalla Figc Farà ricorso al Coni

Parallelamente il sindaco D’Alberto è al lavoro per ripartire dalla serie D con una nuova società
TERAMO. La sensazione di sgomento e di rabbia è la stessa dell’estate del 2008. Oggi come allora il calcio professionistico teramano è stato spazzato via dalla decisione della Figc che, recependo il parere negativo della Covisoc, non ha iscritto al prossimo campionato di serie C il Teramo e il Campobasso. Ripartiranno dai dilettanti, anche se entrambi i club hanno annunciato che faranno ricorso al collegio di garanzia del Coni.
Le motivazioni. Nel caso del Teramo alla base della bocciatura c’è quanto scritto dalla commissione di vigilanza secondo la quale i biancorossi non hanno assolto al «ripianamento della carenza finanziaria di 975.490 euro, risultante dall'indicatore di liquidità al 31 marzo 2022; non hanno depositato una nuova relazione emessa dalla società di revisione, attestante l’avvenuto superamento delle condizioni che avevano determinato l'impossibilità di giungere a una conclusione sulla relazione semestrale al 31 dicembre 2021; mancato deposito di una nuova relazione emessa dalla società di revisione, attestante l'avvenuto superamento delle condizioni che avevano determinato l'impossibilità di giungere ad una conclusione sulla situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo 2022». Inoltre, in ragione della decadenza delle procedure di pagamento rateale, alla data perentoria del 22 giugno 2022 la società non ha adempiuto all'obbligo di pagamento dei seguenti debiti fiscali: Iva risultante dalle liquidazioni periodiche relative al primo e al secondo trimestre del periodo d'imposta 2019 e 2017; Iva dalle liquidazioni relative al primo, secondo, terzo e quarto trimestre del 2018; Iva dalla dichiarazione annuale relativa ai periodi d'imposta 2017 e 2016. «Nello specifico», si legge nel documento Covisoc, «è emerso che alla data del 22 giugno, per i menzionati debiti erariali (ad eccezione dell'Iva annuale 2017), pur avendo la società presentato il 20 giugno un'istanza di rateazione, il competente agente della riscossione non ha ancora fornito alcun riscontro né ha elaborato il rituale piano di ammortamento».
Sin qui la relazione tecnica della Covisoc che da mesi ha le mani bloccate in quanto le quote di maggioranza appartenenti alla famiglia Ciaccia sono state sequestrate insieme agli altri beni. In pratica, da mesi la società non ha potuto operare. Il sindaco D’Alberto ha dovuto procedere a una sorta di colletta tra gli imprenditori della zona per adempiere al pagamento degli stipendi ai tesserati. Ma non è bastato. La Figc ha rilevato altre carenze.
L’amarezza di Gravina. «Con maggiore attenzione da parte delle società si sarebbero potute affrontare positivamente queste due criticità. Sappiamo che il calcio vive momenti difficili», ha spiegato il presidente della Figc Gabriele Gravina, «ma dobbiamo essere coerenti con le decisioni prese negli anni precedenti, le regole sono le regole e valgono per tutti».
Ora che cosa fare? La famiglia Ciaccia aspetta, magari entro lunedì, che il tribunale si pronunci sull’istanza di dissequestro dei beni in modo tale da essere operativa e riprendere in mano le redini del club che però non è iscritto al campionato di C. Non resta che fare ricorso al Coni che si prinuncerà entro fine mese, ma così come stanno le cose le possibilità di spuntarla sono residuali. E allora palla al sindaco che può indire un bando per far ripartire il calcio teramano, previo accordo con la Figc, dalla serie D. Ma occorre versare 300mila euro a fondo perduto alla federazione. E poi presentare un progetto convincente. (r.c.)
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