Il Venezia è troppo forte Non basta al Teramo una mezz’ora da leoni

6 Marzo 2017

Tra il primo e il secondo gol dei veneti il Diavolo ha sorpreso per intensità e ordine ma non è riuscito a centrare l’1-1

TERAMO. Che il Venezia fosse nettamente più forte lo sapevano tutti e nessuno può stupirsi per com’è finita. C’è da chiedersi piuttosto se il Teramo abbia fatto tutto il possibile per evitare l’ennesima sconfitta e la risposta è tutt’altro che scontata. A giudicare dagli avvii dei due tempi, che si sono rivelati determinanti sul risultato, la risposta è no. Troppo passivo il Teramo dei primi minuti di partita, che si è fatto schiacciare con l’unico risultato di spianare la strada al vantaggio della capolista. Imbambolato quello d’inizio ripresa, che ha concesso di tutto e di più agli avversari fino a subire lo 0-3 che ha chiuso la partita con largo anticipo. Tra questi due momenti di “solito” Teramo, però, si è visto qualcosa di diverso. Per mezz’ora abbondante del primo tempo il Diavolo ha messo sotto il Venezia giocando con un ordine e un’intensità che in questa stagione non s’erano mai visti, e avrebbe meritato l’1-1. Che, peraltro, ha sfiorato un paio di volte. Invece, quando l’arbitro stava per dare i due fischi di metà gara, il Venezia ha trovato lo 0-2 con un’azione che ha svelato tutta la forza dell’una e la debolezza dell’altra squadra. Perché alla fine la qualità individuale non può non venir fuori impietosa.

Ugolotti ripartirà certamente da quella mezz’ora di ottimo calcio. C’è da chiedersi però se non sarà il caso di utilizzare un sistema di gioco che preveda meno difensori, visto che il Teramo per salvarsi non potrà accontentarsi di pareggini. Il rischio, con il 5-3-2 che il nuovo tecnico sembra aver scelto (abbinato alla poca qualità degli uomini di fascia e alla scarsa forza d’urto offensiva), è di avere una squadra troppo passiva e poco propositiva. Si è visto a Padova e si è visto nei primi minuti di ieri, quando il Teramo invece di aggredire il Venezia lo ha aspettato e al 7’ era già sotto. Cross dell’indemoniato Falzerano dal fondo sugli sviluppi di un angolo, Domizzi (solo...) l’ha girata dentro di testa. Sembrava l’inizio di una storia a senso unico e invece il Teramo ha preso campo, trascinato da un Di Paolantonio in giornata di grazia che al 14’ con un tiro a giro spettacolare dal vertice dell’area ha centrato la traversa. Lo stesso Di Paolantonio ci ha riprovato poco dopo (fuori) e al 39’ ha messo un cross dal fondo da cui sono nati un mischione e una palla-gol per Amadio, che l’ha sprecata calciando centrale. Il Venezia era in difficoltà ma tutt’altro che morto e si è visto nel finale di tempo: al 43’ palla-gol mancata da Geijo, che al 45’ ha vinto un duello fisico con Speranza a metà campo e dato il via all’azione del 2-0, che Marsura ha chiuso facile facile dopo una triangolazione con lo stesso spagnolo. La difesa biancorossa? Non pervenuta.

Ancora Geijo ha timbrato la traversa di testa dopo pochi secondi della ripresa, il regista Bentivoglio (fortissimo, ma lasciato fin troppo libero dai biancorossi) ha infilato lo 0-3 all’11’ con una punizione dal vertice dell’area che ha sorpreso Narciso nel suo angolo. Da quel momento la partita è stata quasi accademia, anche se gli innesti di Spighi e del baby Fratangelo con passaggio al 4-4-2 hanno rivitalizzato almeno per un po’ il Teramo. Proprio uno spunto sulla destra di Fratangelo con cross dal fondo ha permesso a Sansovini di segnare in girata l’1-3. Era il 18’ e in teoria c’era ancora tempo per riaprirla, ma il Venezia ha chiuso bene gli spazi e il Teramo non è più riuscito a rendersi pericoloso. Inzaghi dal 24’ è passato al 5-3-2, Ugolotti ha provato a mettere Petrella seconda punta con nessun risultato apprezzabile e, negli ultimi minuti, addirittura Caidi centravanti. L’esperto bomber Ferrari, messo dentro al 33’, è andato a nozze nelle praterie lasciate dai biancorossi. Prima si è visto negare il gol da Narciso, poi ha infilato l’1-4 al 90’. Il Bonolis alla fine ha comunque applaudito la squadra. Non era questa la partita giusta per fare punti, ma ora è tempo di muovere la classifica: la zona salvezza è a 5 punti e mancano 10 giornate. Impresa non impossibile, d’accordo, ma comunque difficile.

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