Il vincitore: un sogno realizzato Caruso: è mancato lo spettacolo

13 Maggio 2023

Il siciliano polemico: «Questa salita meritava qualcosa di meglio. Non so perché nessuno ha attaccato» L’ex ct Cassani: «I big non vogliono togliere la maglia rosa a Leknessund per non avere responsabilità»

L’AQUILA. Sono passati diversi minuti da quando Davide Bais ha alzato le braccia al cielo, ha stappato lo champagne sul podio e ha vestito anche la maglia azzurra di miglior scalatore. Il corridore della Eolo arriva in mixed zone e dallo sguardo non sembra ancora aver capito l’impresa che ha fatto. Dietro il gruppo ha quasi scioperato? Non è certo un problema di Bais che con voce timida racconta la sua impresa. «Quando ho capito di potercela fare? Solo ai -5 km perché ci hanno comunicato il vantaggio ed era rassicurante. È la giornata più bella della mia carriera. Indiscutibilmente. È andata davvero bene, ho realizzato un sogno che avevo da bambino: vincere una tappa al Giro. Che dire? Sono felicissimo per me e per la mia squadra». Su questa montagna nel ’99 vinse Marco Pantani. Se qualcuno avesse detto a Bais ad inizio giro vincerai tu…? «Avrei risposto che era impossibile. Qui è molto dura la salita. Ma piano piano durante la giornata ho capito che qualcosa di grande poteva succedere. Fino ai - 5 km quando mi son detto che da dietro non ci prendevano più». Bais, Petilli e Vacek insieme fino a pochi metri dal traguardo. Poi lo scatto decisivo. «Ero a ruota di Petilli fino al cartello dei 300 metri. Lì mi son detto di buttare sui pedali le ultime energie che avevo. E adesso cercherò di tenere il più possibile anche la maglia azzurra di miglior scalatore». Dai sorrisi e la gioia di Davide Bais all’analisi della tappa fatta da Damiano Caruso. Il siciliano della Bahrain, già secondo al Giro 2021, è la speranza italiana per il podio finale di Roma. E senza giri di parole ha messo nero su bianco il pensiero di tutti quelli che amano il ciclismo e che ieri si aspettavano una tappa diversa. «Questa salita forse meritava qualcosa di diverso. E lo dico senza nulla togliere al vincitore a cui faccio i miei complimenti».
Caruso prova anche a spiegare il perché di questa condotta di gara. «Sulla salita finale c’era il vento contrario. Fare l’andatura sostenuta non era cosa facile. Ma sinceramente non mi spiego il motivo che ha spinto chi poteva vincere questa tappa a sottovalutare la fuga e a far andare i tre davanti ad oltre 10’ di vantaggio. I grandi team che ambiscono alla vittoria finale forse si controllano tra di loro e Bais con i compagni di fuga ne ha approfittato. Domani (oggi, ndc) c’è una tappa dura a Fossombrone, domenica una lunga crono pianeggiante poi arriveranno le Alpi. E li non ci si potrà nascondere». Caruso ha anche parlato della rivalità tra Roglic ed Evenepoel, i grandi favoriti per il successo finale. «Mi piace come si punzecchiano, fa bene allo sport. Loro sono i fari della corsa. Ma occhio ad Almeida che vedo davvero bene e alla corazzata Ineos. Se abbiamo sottovalutato troppo la fuga? Chi sul Gran Sasso voleva e poteva vincere adesso ha da recriminare qualcosa. Mi ripeto: senza nulla togliere a Bais, che merita i complimenti, la tappa del Gran Sasso meritava qualcosa di diverso». Parole pesanti come macigni quelle di Caruso, ma che rispecchiano la delusione dei tantissimi tifosi abruzzesi e non solo che ieri si aspettavano le prime vere scintille di questo Giro.
Ci prova allora l’ex ct Davide Cassani a dare una spiegazione. «Il gruppo è andato davvero piano. Anche nel finale non si è mosso nessuno nonostante negli ultimi 5 km le pendenze permettessero gli attacchi degli uomini di classifica. Una motivazione? Mi viene da pensare che i big non volessero levare la maglia rosa dalle spalle di Leknessund per non avere tante responsabilità. Manca ancora tanto per arrivare a Roma e potrebbe essere una chiave. Di certo mi aspettavo anche io qualcosa di più».
E come Cassani in tantissimi si aspettavano spettacolo e fuochi d’artificio. Vanno bene le strategie, vanno bene le decisioni in corsa, ma la salita Pantani e tutto il Gran Sasso meritavano di più. (e.g.)
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