Impresa Bassino: oro nel SuperG Ma lo sci piange Elena Fanchini

9 Febbraio 2023

Un altro trionfo azzurro dopo quello di Brignone: lo firma la 26enne piemontese davanti a Shiffrin L’ex azzurra, la più grande delle tre sorelle, a 37 anni è costretta ad arrendersi alla grave malattia

ROMA. Una giornata di gioia per la vittorio dell’oro di Marta Bassino nel SuperG funestata, qualche ora dopo (in serata), dalla notizia della morte di Elena Fanchini, 37 anni, ex sciatrice azzurra che da cinque anni lottava contro un tumore che non le ha lasciato scampo.
L’addio di Elena. Nel 2018 aveva rinunciato alle Olimpiadi, doveva intraprendere la gara più difficile contro il male. Elena Fanchini non ce l'ha fatta: a 37 anni l'ex sciatrice azzurra è morta nella sua casa di Solato in provincia di Brescia, si è dovuta arrendere al tumore che aveva sconfitto ma che la scorsa estate si era ripresentato con una recidiva. Nata a Lovere il 30 aprile 1985, sorella maggiore di Nadia, atleta di livello della nuova valanga rosa e di Sabrina, Elena in carriera ha vinto un argento nella discesa libera a Bormio ai Mondiali del 2005 quando, a nemmeno 20 anni, arrivò seconda alle spalle di Janica Kostelic. Ha preso parte a sei edizioni iridate e a tre Olimpiadi. In Coppa del mondo conquistò due vittorie in discesa a Lake Louise nel 2005 e dieci anni dopo a Cortina: una carriera in cui non sono mancati gli infortuni, dai quali Elena si era sempre rialzata. «Voglio tornare a sciare» aveva detto non senza commozione quando aveva annunciato di dover sospendere l'attività agonistica prima dei Giochi in Corea. E ci era riuscita, da discesista di razza quale era, ma soprattutto spinta da una positività e un sorriso che non le sono mai mancati. Nemmeno nei momenti più bui. Perché dopo la guarigione a fine 2018, il ritorno agli sci era durato poco: una caduta in allenamento a Copper Mountain con frattura del perone l'aveva costretta tra le lacrime a dover rinunciare ancora. E sembrava un addio definitivo. «È stato bello tornare a sciare anche solo cinque giorni, il mio obiettivo era sconfiggere la malattia e ci sono riuscita» aveva detto l'azzurra. Del resto coraggio e tenacia sono stati il suo marchio di fabbrica, perché anche da quello stop si era ripresa: operazione e sci ai piedi durante le feste di Natale del 2019. «Il mio regalo più bello» aveva scritto la più la campionessa. Legatissima alla sorella Nadia, proprio con l'azzurra più forte aveva poi annunciato lo stop definitivo della carriera: un addio per due quello delle Fanchini sisters, arrivato ad aprile 2020, con Nadia diventata mamma di Alessandro pochi mesi prima, e Elena decisa a guardare al futuro senza gare, ma non lontano dalla sua amata neve. La scorsa estate però il male all'intestino è tornato e per Elena è cominciata una nuova e terribile battaglia: che la sciatrice lombarda non è riuscita a vincere. Si è spenta nella sua casa, a soli 37 anni lasciando il mondo dello sci sotto choc proprio nel giorno in cui a Meribel si festeggiava l'oro mondiale di Marta Bassino. La sua ultima gara resta il superg di coppa in Val d'Isere nel 2017: poi il calvario, tra cadute e speranza. Fino alla fine. Sui social le foto sorridenti con il nipotino, l'amata famiglia, la neve, le campagne per la ricerca contro il cancro. Lo scorso gennaio Sofia Goggia le aveva dedicato la vittoria a Cortina: «Eli è per te». Un messaggio che l'ex azzurra aveva raccolto col sorriso: «Quel pettorale rosso mi ha regalato un sorriso».
Marta d’Oro. In mattinata il trionfo azzurro ai Mondiali con l'oro per vinto (nel SuperG) sulle nevi francesi di Meribel da Marta Bassino dopo che Federica Brignone lunedì aveva conquistato quello di combinata. Insomma, due gare e due medaglie d'oro per le ragazze azzurre: difficile volere di più, senza tener conto che deve arrivare la libera nella quale Sofia Goggia - ieri undicesima con qualche recriminazione - è favorita. Argento per la statunitense Mikaela Shiffrin. Per la piemontese di Borgo San Dalmazzo, che compirà 27 anni il 27 febbraio, è stata una gara esaltante ma sofferta «visto quel che stava succedendo sul complicato tracciato: sono stata male vedendo che in alto prendevo grossi distacchi». Ed infatti l'intero percorso del SuperG della Col de Roc vedeva i primi due lunghi intermedi praticamente riservati alle velociste pure e grandi scivoaltrici. Ma poi, nelle due parti finali, il tracciato diventava ultratecnico, con dossi, curve più strette e porte cieche su cui tenere la linea alla perfezione, senza perdere velocità ma anche senza dover sbandare e dunque frenare. Battuta per anche più di mezzo secondo sulla parte più filante, Marta - con il suo fisico asciutto, quasi un folletto sugli sci ma dotato di forza e di tecnica sopraffina - ha fatto un capolavoro nei due tratti finali: la perfezione.
Angelo Caradonna