In Seconda Mostacci a 52 anni è la chioccia del Collarmele

21 Aprile 2018

COLLARMELE. Appendere i guanti al chiodo? Neanche per sogno! Questa la risposta secca di Stefano Mostacci, portiere alla soglia dei 53 anni del Collarmele, squadra di Seconda categoria girone B che...

COLLARMELE. Appendere i guanti al chiodo? Neanche per sogno! Questa la risposta secca di Stefano Mostacci, portiere alla soglia dei 53 anni del Collarmele, squadra di Seconda categoria girone B che ad oggi lotta per la salvezza a 180' dal termine della stagione. Mostacci è il portiere titolare della squadra del piccolo centro situato a circa 10 chilometri da Celano. Domenica scorsa, grazie anche alle sue parate, il Collarmele del presidente Mauro Morgante ha conquistato tre punti d'oro nello scontro diretto per la salvezza con il San Giuseppe di Caruscino, riaccendendo così una speranza per la salvezza diretta, ora distante due punti. Cresciuto proprio nel Collarmele, Stefano Mostacci nella sua carriera ha sempre calcato i campi polverosi di Prima e Seconda categoria con la maglia del Collarmele, tranne una stagione con le giovanili del Celano. Ora, a quasi 53 anni, con lo spirito di un ragazzino, vuole provare a raggiungere il suo "collega" Lamberto Boranga (ex portiere di Fiorentina e Cesena), salito alle cronache sportive circa un mese fa, per essere tornato in campo a 75 anni in Terza categoria. «L'obiettivo è quello di emulare Lamberto Boranga», ha esordito Mostacci. «Fin quando il fisico regge, voglio dare il mio contributo e magari fare da chioccia a qualche ragazzo volenteroso. Non ho intenzione di smettere; sto bene e adesso dobbiamo raggiungere la salvezza, in questa stagione tribolata e ricca di imprevisti. Lo scorso anno abbiamo perso i play off, mentre quest'anno abbiamo fatto un pò più di fatica per i tanti infortuni, squalifiche e assenze dovute al lavoro di qualche ragazzo». Da piccolo il suo idolo è stato l'ex portiere dell'Inter Ivano Bordon: «Durante le mie prime partite all'età di 12/13 anni, i miei compagni mi soprannominarono Bordon, come il portiere dell'Inter. E da allora ancora oggi qualcuno mi chiama così. Da buon interista per me è stato il primo punto di riferimento. Ad oggi credo che il migliore sia ancora Buffon, ma il futuro è tutto nelle mani di Donnarumma. Ha delle potenzialità immense; speriamo che la testa lo assista». Nello spogliatoio la differenza di età è netta, soprattutto quando si vanno a leggere le distinte pre gara: «Fa sorridere vedere la classica distinta con tutte le date di nascita; la mia (1965) spicca tra i vari diciottenni e ventenni presenti in squadra. Ma io sono contento di stare in questo gruppo, proprio perché mi rispettano e poi sono tutti ragazzi del paese che incontro per strada ogni giorno». L'appello però di Stefano Mostacci è riferito agli impianti sportivi del circondario: «Giocare su campi polverosi invoglia i ragazzi. Un terreno sintetico sarebbe l’ideale per attirare i ragazzi al calcio».
Riccardo Di Persio
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