IN SERIE A SI AGGIRANO TRE FANTASMI

21 Marzo 2017

di ANTONIO DE LEONARDIS Nel campionato di serie A da mesi ormai si aggirano fantasmi. Sono le tre derelitte che chiudono la classifica, si parla di loro per tutta la settimana ma, quando arriva la...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Nel campionato di serie A da mesi ormai si aggirano fantasmi. Sono le tre derelitte che chiudono la classifica, si parla di loro per tutta la settimana ma, quando arriva la partita, praticamente nessuno si accorge della loro presenza. Domenica è stata una passeggiata pure per l'Atalanta, che ha cancellato senza troppi sforzi la pesante batosta di Milano con l'Inter, spazzando via quel che resta (ovvero poco o niente) del Pescara che continua a far peggio di giornata in giornata. Se va avanti di questo passo riuscirà perfino a battere quasi tutti i primati negativi stabiliti nella precedente penosa esperienza dei biancoazzurri nella massima serie. Allora si chiuse con 22 punti, 28 sconfitte e 84 gol al passivo, oggi, a nove turni dalla conclusione, i punti sono appena 12, le batoste subite 21 (22 sul campo), le reti subite 66.

È andata male con Oddo, la situazione non è cambiata di una virgola, come del resto era logico aspettarsi, dopo l'arrivo di Zeman (1 vittoria, 4 sconfitte e 11 gol sul groppone), tornato sulla panchina del suo capolavoro di cinque anni prima, più per un'operazione di marketing per calmare la piazza giustamente furiosa, che per una scelta nell'immediato razionale.

Il rigetto tra le scelte e le idee di gioco del boemo e una squadra che non aveva e non ha nulla per assimilare in fretta e con profitto il cambio tecnico e tattico, è stato reciproco oltre che scontato. L'uomo giusto in sostanza nel momento sbagliato. E del resto nella sua ultratrentennale carriera da allenatore, una sola volta Zeman aveva presa in mano una squadra a stagione in corso. Capitò nel 2006 quando Corioni lo chiamò alla guida del Brescia, in serie B. Mancavano undici giornate alla conclusione, le rondinelle erano al quinto posto in classifica e il giorno prima dell'esonero il malcapitato Maran aveva addirittura battuto per 3 a 0 proprio il Pescara. L'obiettivo era centrare i play off e conquistare la promozione, il Brescia vinse invece ottenne due vittorie e altrettanti pareggi oltre a 7 sconfitte chiudendo il campionato al decimo posto, ben lontano dagli obiettivi fissati dal presidente.

Una coincidenza? Sicuramente, ma è anche fuor di dubbio che il boemo la sua immagine se l'è costruita non improvvisando (Crescenzi esterno d'attacco, Muntari in regia, tanto per fare qualche esempio) ma lavorando sodo fin dall'estate e con un organico possibilmente giovane e in grado di sacrificarsi per assimilare i suoi concetti di gioco, che diventano esaltanti se è anche elevato il tasso di qualità. Questa parentesi del nulla, che durerà purtroppo ancora 9 settimane e mezzo, in sostanza ce la saremmo e gliela avremmo risparmiata, sperando che a giugno possa iniziare sul serio un'altra storia.

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