Ingenuità e rimpianti Il Pescara si fa male

Il Cittadella si conferma la bestia nera del Delfino che sbaglia in difesa Momentaneo pari di Zappa, ma la squadra paga dazio sul piano tecnico
PESCARA. L’effetto Legrottaglie sta svanendo. Arriva la terza sconfitta interna stagionale e la conferma che il Cittadella è la bestia nera del Pescara. Sesta sconfitta di fila negli scontri diretti per i biancazzurri. Altra conferma: l’attaccante friulano di origine senegalese Davide Diaw si esalta quando vede biancazzurro. Già al Tombolato nella passata stagione era stato decisivo, ieri sera gol (e sono 11!) e rigore procurato. Decisivo. Vince la squadra più forte e marpione. Non a caso i veneti collezionano il sesto successo esterno (meglio ha fatto solo il Benevento) nell’anticipo della 24ª giornata della serie B grazie al minimo sindacale per meritarsi i tre punti. Il Pescara non delude le attese. Se a Chiavari, domenica scorsa, era apparso spento, stavolta se la gioca a viso aperto, ma alla lunga paga le ingenuità che ne caratterizzano la serata. L’impianto di gioco messo in piedi da Legrottaglie sembra gracile. Resta l’impressione di una squadra predisposta a giocare a pallone, ma senza il peso specifico necessario per coltivare speranze di qualificarsi per i play off. A livello fisico e tecnico il gap appare evidente. Puoi correre e giocare dignitosamente, ma occorrono determinate qualità per spuntarla. E quando mancano, poi, decidono anche gli svarioni difensivi. Nella serata in cui manca all’appello Scognamiglio sul primo gol di Diaw è evidente l’ingenuità di Bettella e poi sull’1-2 lo stesso Diaw è abile a fare il movimento sul quale abbocca Elizalde, appena dentro l’area. Vede bene l’arbitro Illuzzi nell’occasione, ma poco prima si era dimenticato di esibire il secondo giallo a D’Urso, già ammonito. Non convince Illuzzi, a tal punto da far perdere la pazienza a Nicola Legrottaglie, espulso. Il direttore di gara di Molfetta tollera il gioco fisico del Cittadella, innervosendo i biancazzurri. Che iniziano con il 3-5-2 annunciato, ma con Bocic al posto di Maniero al fianco di Galano. In difesa adattato Del Grosso come centrale di sinistra e magari il pensiero nell’occasione sarà andato a Ciofani lasciato partire a gennaio verso Bari. Subito Cittadella in vantaggio con Diaw, ma il Pescara reagisce. Al 10’ con Zappa, ispirato da Palmiero, su cui Paleari è bravo in uscita. E al 22’ ecco il pareggio grazie a un colpo di testa di Zappa pescato da Melegoni. Buon Pescara nel primo tempo, ma non abbastanza incisivo, visto che i rinforzi per l’attacco, Pucciarelli e Bojinov, siedono in tribuna. Nella ripresa, invece, l’approccio del Cittadella è migliore e la sensazione di gracilità del Pescara aumenta. Ma regge per un po’. E quando il pericolo sembra sventato - Bocic e Drudi si rendono pericolosi al 13’ - ecco l’episodio che determina l’1-2: il movimento di Diaw è da grande centravanti, Elizalde (entrato a fine primo tempo al posto di Del Grosso costretto ad andare in ospedale per un colpo al collo) commette fallo e Iori dal dischetto è una sentenza. Legrottaglie ordina il 3-4-2-1 con l’ingresso di Clemenza prima e Maniero poi. Ma non c’è verso di bucare la retroguardia del Cittadella, tosta e organizzata. La vittoria va alla squadra più concreta. Magari non bella, ma efficace. Al contrario di un Pescara che è tonico e battagliero, ma destinato a pagare dazio sul piano tecnico. Non è più quello di un mese fa. Più che ai play off, in queste condizioni, sarà meglio concentrarsi sui punti necessari per mettere in sicurezza il traguardo della salvezza. Seconda sconfitta di fila, diversa da quella di Chiavari, maturata in uno stadio dove c’è sempre meno gente. Desolante vedere così tanti spazi vuoti con la curva Nord che continua a contestare (e insultare) il presidente Daniele Sebastiani. Un ambiente che appare desolatamente disgregato. Prossima tappa: lo Scida di Crotone domenica sera alle 21.
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