Inossidabile Tarquini: «Sono giovane dentro e voglio vincere ancora»

Il pilota giuliese a 56 anni ha conquistato il mondiale Wtcr a Macao «Il mio segreto è la passione, come negli anni in Formula Uno»
GIULIANOVA. Il rombo del motore, l’odore dell’asfalto, l’adrenalina che sale a mille al semaforo verde. Non è più un ragazzino, ma vince ancora e non ha intenzione di smettere. Il 56enne Gabriele Tarquini da Giulianova, domenica a Macao (Cina) ha vinto il campionato del mondo WTCR al volante di Hyundai i30 N del team Brc Racing, battendo il record di pilota più anziano a vincere un campionato mondiale FIA, che apparteneva a Fangio dal 1957.
Tarquini, a 56 anni in pista dove trova tutta questa energia?
«Il segreto è la passione. Ho lo stesso entusiasmo che avevo a 20 anni e sono affamato di vittorie. Mi sento bene, in pista sono ancora veloce».
Se l’aspettava di vincere il mondiale Wtcr?
«Sinceramente all’inizio della stagione mi aspettavo di lottare per il titolo, sapevo già che la macchina era buona, ma c’erano quattro Hyundai, e il livello degli altri piloti (Muller e Bjork, ndr) è molto alto. Ringrazio Hyundai per avermi scelto»
Il prossimo anno smetterà?
«Assolutamente no. Ho ancora voglia di correre e non sono sazio. Questa è la prima stagione in Hyundai e mi piacerebbe continuare questa bella avventura. La macchina l’ho sviluppata io fin dall’inizio del progetto e posso dire che è un po’ la mia creatura».
Per lavoro gira il mondo, ma le sue radici sono sempre ben piantate in Abruzzo.
«Orgoglioso di essere giuliese e abruzzese. Rappresentare la mia terra in giro per il mondo è un motivo d’orgoglio per me. Vivo a Giulianova e la mia famiglia è tutta qui».
Rimpianti in carriera?
«Forse nei primi anni di Formula 1 potevo fare scelte diverse. Nel 1989, la stagione migliore in F1, potevo passare alla Lotus e invece rimasi fedele al mio team (Ags, ndr). Peccato, perché al mio posto in Lotus scelsero un certo Mika Hakkinen, che da quel team spiccò il volo verso una scintillante carriera».
Dopo anni di assenza, dal prossimo anno tornerà nel Circus un pilota italiano, Antonio Giovinazzi. Come mai l’Italia non ha più sfornato piloti?
«La mia generazione era diversa. Ne eravamo tantissimi in Formula 1 e tutti arrivavamo dal mondo dei kart. Io, Trulli e Liuzzi, per esempio, abbiamo vinto tantissimo nel kart e poi, nel tempo, siamo arrivati in F1. C’era una tradizione importante, mentre adesso è un po’ sparita».
L’Abruzzo ha detto la sua in Formula 1, togliendosi grandi soddisfazioni .
«Riteniamoci soddisfatti e fortunati. Una regione piccola come la nostra ha tirato fuori piloti come me, Jarno (Trulli, ndr) e Liuzzi. Non è una cosa da poco e credo che difficilmente accadrà di nuovo».
Domenica ad Abu Dhabi con l’ultimo Gran premio si chiuderà il mondiale di Formula 1. La Ferrari è proiettata al prossimo anno. La Rossa tornerà sul tetto del mondo?
«Da italiano me lo auguro e spero nel riscatto delle Ferrari. Tuttavia, dopo il ricambio dirigenziale, con l’ingaggio di Arrivabene alcune scelte non sono riuscito a capirle».
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