Inter, i sassolini di Conte: eravamo tutti da cambiare
L’allenatore nerazzurro va a caccia di record: «Cominciamo a vedere la meta, ma fino a qualche mese fa i giocatori erano delle pippe e il tecnico da esonerare»
MILANO. Altro giro, altra vittoria, altri record da aggiornare. Con quella sul Cagliari fanno 11 vittorie consecutive in altrettante giornate del girone di ritorno (sono 12 di fila quelle a San Siro, dove tra l’anno scorso e quest’anno segna da 16 partite per un totale di 41 gol), mai nessuno aveva fatto meglio. Superato il primato precedente, che apparteneva niente meno che al Milan di Sacchi (10 vittorie consecutive nella stagione 1989-90). Uno strano scherzo del destino, perché proprio Arrigo Sacchi rappresenta uno degli esponenti più illustri di quella corrente di pensiero che critica l’Inter e ne sottolinea la scarsa spettacolarità. E la capolista cosa fa? Vince la sesta partita consecutiva con un solo gol di scarto (la terza per 1-0), mantiene la porta inviolata per la nona volta nelle ultime 13 giornate (quattro gol subiti) e mette in campo quelle che sono ormai le sue caratteristiche: niente fronzoli, tanta concretezza, un gol, tre punti. Ricetta semplice, ma molto efficace, con buona pace di chi pensa il contrario. Almeno per Antonio Conte, risultatista oltre ogni limite, fiero del suo lavoro e convinto da sempre che quella intrapresa fosse la strada giusta, anche e soprattutto quando attorno a lui le nubi erano nerissime e la tempesta sembrava a un passo.
«C’era chi diceva che l’allenatore andava cambiato», ha detto dopo la partita, iniziando a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, «che i giocatori erano delle pippe, ma chi mi conosce davvero può solo pensare che alla fine la barca arriverà in porto». E lo farà per prima, visto che il conto alla rovescia prosegue e ormai segna -13, quanti sono i punti da conquistare nelle ultime otto giornate per avere la certezza aritmetica. E persino Conte si è lasciato andare, ma con cautela: «Stiamo iniziando a vedere la meta». Ben più sfrenata la corsa ad abbracciare i suoi giocatori dopo il gol vittoria di Matteo Darmian, un’immagine che ha reso bene l’idea del gruppo che l’allenatore ha saputo costruire, plasmare e portare avanti, «un fratello maggiore» (come lui stesso si è definito) che tra urla e baci in fronte viene riconosciuto da tutti come il condottiero da seguire ciecamente. «Loro sanno che affetto ho per loro e sanno che per loro mi butto nel fuoco», la dichiarazione d’amore del tecnico salentino per i giocatori dell’Inter che guidano la classifica della serie A con undici punti di vantaggio sul Milan.
Undici come i successi consecutivi, una serie che Conte vuole allungare.
Superato il Milan di Sacchi, nel mirino ci sono la Juve di Allegri (12 vittorie consecutive nel 2017-18) e...se stesso, visto che anche la sua Juventus ne vinse 12 di fila nel 2013-14. A quota 15 c’è ancora Allegri (2015-16) per poi puntare le 17 vittorie consecutive dell’Inter di Mancini nel 2006-07.
Angelo Caradonna

