«Io, Zeman, il Papu e quel gran rifiuto alla Premier League»

1 Marzo 2019

Christian Capone in redazione: «Voglio la serie A, teniamo duro  perché possiamo giocarcela. Pillon? Ha tanta grinta, mi piace» 

PESCARA. «Non mettere limiti ai tuoi sogni», qualche giorno fa ha pubblicato questa frase sui social. Christian Capone, 19enne attaccante del Pescara, è pronto per ripartire di slancio dopo un brutto infortunio, magari chiudendo la stagione con un sogno, un sogno chiamato serie A. «Noi ci crediamo», ha raccontato al Centro l’attaccante biancazzurro, durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it
Capone, quanto è stato duro ingoiare il boccone amaro di Benevento?
«Tanto, perché meritavamo il pareggio. Abbiamo rimesso in piedi la partita e l’abbiamo buttata all’aria per un dettaglio difensivo».
La sua stagione è iniziata male. Ora il peggio è passato?
«Sì, per fortuna. Mi sono fatto male ad ottobre con la frattura della base del quinto metatarso. Adesso il peggio è passato e sto tornando quello di prima. Ho bisogno solo di continuità per trovare il top della forma».
Il Pescara dove potrà arrivare. Serie A diretta o no?
«Spero il più lontano possibile. Stiamo facendo un grande campionato, siamo tra le prime in classifica e tra un po’ tireremo le somme. Lottiamo per arrivare il più in alto possibile».
Esterno d’attacco, seconda punta o trequartista?
«Ovunque. Sicuramente è meglio giocare, a prescindere dal ruolo. Da ragazzino ero un centrocampista, poi sono diventato attaccante. In Nazionale, per esempio, ho fatto anche il trequartista e la seconda punta»
Per Pillon, quindi, lei è un jolly prezioso?
«Io ci sono, poi toccherà a lui fare le scelte. Certamente dovrò dare il massimo ogni giorno per guadagnarmi la fiducia».
Descriva Bepi Pillon?
«A me piace, perché mette tanta grinta nel suo lavoro e ha una grande passione. Secondo me ha dato tanto alla squadra, specie a livello caratteriale».
Il presidente Sebastiani, però, lo ha punzecchiato dopo la gara di Benevento?
«Sinceramente a queste cose non penso».
Nel mirino è finito il cambio di modulo, dal 4-3-1-2 al 5-3-2.
«L’abbiamo fatto perché volevamo strappare un punto e difendere il risultato».
L’anno scorso è stato voluto da Zeman. Che cosa le ha insegnato il boemo?
«Di attaccare sempre la porta e, soprattutto, la dedizione al sacrificio e al lavoro quotidiano. Zeman mi ha dato tanto e, con lui, se non ti alleni al massimo non giochi».
Lei è cresciuto nell’Atalanta. Qual è il segreto del club che sforna tanti talenti?
«Nelle giovanili il risultato non è importante. Si punta molto sulla crescita individuale del giocatore, soprattutto a livello tecnico oltre che umano. Fino a una certa età, si fa poca tattica e tanto pallone. C’è un’organizzazione perfetta, non ci sono pressioni e si lavora con serenità e professionalità. Ovviamente il comportamento dei ragazzi deve essere esemplare».
Si trova bene a Pescara?
«Benissimo. Abito in centro e c’è un’atmosfera piacevole. L’anno scorso all’inizio avevo un po’ di timore a lasciare la famiglia a 18 anni, poi mi sono ambientato alla grande. Mi piace la città e adoro il mare. A Pescara si vive bene, ma non sono un tipo mondano: la mia ragazza Valeria sta a Milano, perciò faccio cose semplici, come uscire a cena con i compagni o andare al cinema. Qualche volta ci sfidiamo alla Play Station».
All’inizio giocava a centrocampo. Poi che cos’è successo?
«Nell’Atalanta agivo in mezzo in coppia con Melegoni. Poi, ai Giovanissimi, come allenatore ho avuto Massimo Cicconi (ex bomber di Pescara, Fiorentina, Palermo e Spal, ndr). Lui, che tra l’altro è abruzzese (di San Nicolò di Teramo, ndr), ha avuto l’intuizione di cambiarmi ruolo spostandomi in posizione di trequartista o di esterno offensivo. Devo ringraziarlo perché quella mossa mi ha cambiato la carriera».
Dicono che assomiglia al Papu Gomez.
«Il Papu è il mio idolo, mi ispiro a lui ed è stato speciale allenarsi insieme. Tecnicamente è uno dei più forti della serie A, ma specialmente è un esempio per i giovani. Sarebbe davvero bello in futuro giocare al suo fianco».
Qualche anno fa Brendan Rodgers voleva portarla al Liverpool. Come andò?
«Avevo 14 anni e ho scelto di firmare il contratto con l’Atalanta. Non so quanto fosse concreta la cosa, ma avevo le idee chiare. Stavo benissimo a Bergamo e non mi sono mai pentito di questa scelta. Non ho rimpianti».
Se potesse tornare indietro nel tempo, che cosa farebbe?
«Prenderei il diploma. Ho lasciato la scuola per puntare tutto sul calcio. Un giorno proverò a riprendere gli studi».
Al Milan tra i 2002 brilla suo fratello Andrea. In futuro potreste essere avversari.
«Sta facendo grandi cose: sono fiero di lui. Non nascondo che ogni tanto ci diciamo che sarebbe un sogno sfidarci tra qualche anno».
Il Pescara è da serie A?
«Dobbiamo provarci, ma senza ossessioni. Siamo in ballo e possiamo dire la nostra fino alla fine. Io ci credo».
Magari senza play off, altrimenti lei potrebbe saltarli visto che da metà maggio sarà impegnato con l’under 20 per il Mondiale che si giocherà in Polonia.
«È vero, quindi spero di andarci direttamente. In nazionale, tra l’altro, con me ci sono Melegoni, Antonucci, Bettella e Sottil. Quindi...»
Prossimo step, domenica ore 15, lo Spezia.
«Una gara difficile, uno scontro diretto da portare a casa, magari replicando la prestazione dell’andata».
Servirebbe la spinta dell’Adriatico, magari con più gente.
«Quelli che vengono allo stadio vogliamo tenerceli stretti e li ringraziamo per la vicinanza. Tuttavia, speriamo che venga più gente allo stadio e che l’Adriatico diventi il 12° uomo in campo».
Quale potrebbe essere l’arma per andare in serie A?
«Questo gruppo è ambizioso e la fame di vittoria può portarci lontano».
Pronto per il primo gol stagionale?
«Prontissimo e lo dedicherò a mio nonno Carlo».
In futuro quali allenatori vorrebbe incontrare?
«Gasperini all’Atalanta, in primis, poi mi piacciono molto Eusebio Di Francesco e Roberto De Zerbi».
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