Italia, il muro lituano sulla strada che porta alla semifinale

È l’avversario del ko nel 2013, Bargnani verso il recupero Pianigiani: «Stavolta vogliamo giocarcela alla pari»
Sono alti, grossi, pieni di orgoglio. Nelle loro camerette di bambini troneggiavano i poster di Arvidas Sabonis, Sarunas Marciulonis, Zydrunas Ilgauskas. Gente partita dalla periferia della ex grande madre Russia e arrivata nella Nba da protagonista, da pochi rubli a palate di dollari. Questa è la Lituania, signori. Piccola repubblica baltica meno popolata della Lombardia, dove il basket è sport nazionale e dove l’esportazione di gioielli (cestistici) in America e nei grandi club europei non solo non è reato ma sostiene il Pil cestistico (e non solo). Una miniera di talenti che sembra inesauribile, un pozzo che zampilla campioni a getto continuo. E che stasera proveremo a inaridire noi, in un quarto di finale facile soltanto per analisti superficiali.
Sarà difficilissimo, come contro Spagna o Germania. Israele non sia la pietra di paragone: i figli del Maccabi hanno sbagliato completamente approccio e sono finiti sul muro del pianto. I lituani invece sono un blocco di granito, senza punte di abbagliante talento (fatta eccezione per Valanciunas, bestione d’area dei Toronto Raptors e per l’ex Armani Maciulis, baciato dagli dei del basket con la Georgia) ma con almeno otto uomini in grado di spalmare sudore e sofferenza, di andare in doppia cifra e di portare mattoni pesantissimi per la causa.
Tra l’Italbasket e una storica semifinale con vista Olimpiadi (il secondo posto offre la chiave dorata per Rio senza passare dal purgatorio del Preolimpico) ci sono i quaranta minuti probabilmente più antipatici del nostro cammino. Perché se abbiamo potuto affondare il coltello nei dubbi degli esterni spagnoli, o se abbiamo sfruttato la pochezza delle alternative germaniche a Schroeder e Nowiztski, stavolta andremo sul parquet senza punti di riferimento precisi, senza zone grigie nelle quali far valere il nostro basket-champagne. La Lituania può tenerci nel pitturato (Valanciunas-Bargnani), può reggere l’impatto fisico selvaggio di Gentile (Maciulis) e ha dei mezzi lunghi giovani da immolare su Gallinari. Resta Belinelli, e proprio il bomber dei Kings, magari con Cinciarini troppo spesso battezzato a torto delle difese altrui, potrebbe essere l’ago che sposta la bilancia. La Lituania tira male da tre, ma il 50% dei canestri arrivano dall’area: ecco perché dovremo riempire l’area in difesa e allargare il pitturato. Il Mago gioca, vuole esserci anche se il polpaccio di cristallo consiglia prudenza: in arrivo minuti-qualità per Cusin e (extrema ratio) Gallinari da cinque contro tonnellaggi ben superiori. Due anni fa furono proprio i nipotini di Sabonis a sbarrarci la strada verso il podio. «Ma stavolta vogliamo giocarcela alla pari e non da underdog – l’orgoglio di Simone Pianigiani – due anni fa pagammo molto caro l’extra sforzo che ci permise di arrivare a due minuti dalla semifinale nonostante tante problematiche e tanti acciacchi. Siamo di nuovo qui e abbiamo tanta fiducia. Ci meritiamo di essere dove siamo: è un dato di fatto essere tra le più forti d’Europa ed essere considerati tali. Bargnani? Sono onesto e non faccio pretattica: dipenderà da lui e da come si sentirà domani sera». Vedrete, il Mago ci sarà.
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