Italia, un capolavoro! Ma quale Spagna, le Furie sono azzurre
Secondo tempo da cineteca, Gallinari e Belinelli devastanti Oggi la sfida con la Germania può regalare gli ottavi
Si può dire storico? Si può. La più bella partita di pallacanestro della nazionale dopo il trionfo europeo del 1999: vinciamo con la Spagna, rifiliamo 100 punti allo squadrone delle stelle. L’Nba siamo noi, nel triangolo Graffignana (Gallinari), San Giovanni in Persiceto (Belinelli) e Roma (Bargnani): i tre dioscuri della Nba ne mettono 74 (settantaquattro) e sono la punta di un iceberg azzurro fatto di difesa, applicazione, grinta, attributi: può essere la svolta del nostro Europeo, ci siamo tolti di dosso quella patina di incertezza che ci soffocava.
Il piano partita di Pianigiani è chiaro: mani addosso agli spagnoli, aiuti e recuperi, massima attenzione a rimbalzo. Partiamo forte, con il fuoco sacro negli occhi che non vevamo visto contro turchi e islandesi. Gasol è un ballerino di 2.12 e la Spagna lo cerca nel pitturato, il catalano dei Bulls guadagna vagonate di tiri liberi ma dall’altra parte abbiamo pazienza in attacco e approfittiamo del mis match fisico di Belinelli e Gentile su Ribas e Fernandez. Bargnani è un airone dalle mani di zucchero e mette sette punti di fila: insomma partiamo alla grande, anche se Pau resta un problema di difficile soluzione: 12 punti nel primo quarto ed è quasi uno spreco essere dietro di un punto alla prima sirena. Scariolo e Pianigiani fanno rifiatare i loro califfi, la Spagna sceglie Reyes, re della casa blanca madrilena, terminale perfetto dei pick and roll centrali ispirati dal computer Fernandez e da Llull che continuano a farci male ed a caricarci di falli. Ma l’Italia c’è, lo spirito guerriero è il valore aggiunto di una squadra dal talento fuori discussione. Gallinari è l’equazione che Scariolo non riesce a risolvere, troppo alto per la prima difesa e troppo agile per i lunghi iberici: il Gallo con la collaborazione di un Aradori che è un inno alla sfacciataggine ci porta avanti di cinque (29-24) a metà del secondo quarto. La brillantina di Scariolo inizia a fremere di tensione e deve alzarsi di nuovo l’imperatore Pau perché la Spagna torni a essere profonda e letale nel suo gioco dentro-fuori. Siamo sempre con la testa avanti quando Hackett crolla sul parquet dopo un rimbalzo difensivo: brutto colpo al gomito e l’Italia per un attimo perde le coordinate, piccola defaillance nella quale il coltello spagnolo affonda due volte in contropiede guidato da Llull, altro galactico del Real. Ma reggiamo, resistiamo anche senza Belinelli, che sofferente all’inguine getta la stampella oltre l’ostacolo ma non incide: all’intervallo lungo siamo incollati all’Armada (42-45) e ci meritiamo di essere alla loro altezza. Terzo quarto, e dal reale si passa al soprannaturale: Gallinari e Belinelli. Tripla, altra tripla, cinque triple da distanza siderale per il bomber di San Giovanni in Persiceto, mentre il Gallo si porta a spasso tutta la difesa spagnola e la punisce in veronica, in avvitamento, perfino cadendo. Ultimo quarto, come i tornanti dell’Alpe d’Huez: lo striscione lo vedi, ma non arrivi mai. Il quarto fallo di Bargnani ci obbliga ad affidarci a Cusin che non ha i piedi veloci per contenere gli spagnoli. Ma il Beli in trance, la mano è quella dell’All Star Game quando vinse il titolo del tiroda tre: ne mette altre due incredibili, ma Cusin regala il quinto fallo a Gasol e rientra il Mago con quattro falli. Il finale è tutto di Ale Gentile: tap-out, palle recuperate e i due canestri che mettono a cuccia i campeones. E’ l’Italia che sognavamo,che può giocarsi il sogno. A patto che oggi, contro la voglia di rivincita della Germania, non riemergano i vecchi tremori.
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