Italiani: «Governo e Figc, investite sui dilettanti»

11 Maggio 2020

ATRI. Alessandro Italiani è un professionista che dedica il suo tempo libero al calcio. È presidente dell’Asd Atri (Prima categoria) dopo che per anni è stato prima arbitro e poi assistente. Conosce...

ATRI. Alessandro Italiani è un professionista che dedica il suo tempo libero al calcio. È presidente dell’Asd Atri (Prima categoria) dopo che per anni è stato prima arbitro e poi assistente. Conosce sia il calcio professionistico che quello dilettantistico ed è preoccupato per il futuro dell’attività di base. Uno stato d’animo che ha esternato in una lettera inviata al presidente del comitato regionale della Lnd Daniele Ortolano.
Italiani che cosa chiedono i dirigenti dei dilettanti?
«C’è la necessità di chiedere congiuntamente e con forza al Governo: “Chi garantirà il sistema calcio dilettantistico?”. Noi, come dirigenti, non siamo in grado ad oggi di garantire nulla. Non per mancanza di volontà o di idee ma per l’incertezza che regna nel mondo che ci aiuta (sponsor) e nella mancanza di programmazione nazionale e locale».
È pessimista?
«Il 30% delle società rischia di non aver la forza economica per ripartire e sarà quindi costretta a chiudere i battenti».
Rischia anche il settore giovanile?
«Sì, perché da alcuni anni la carenza di risorse economiche ma soprattutto la perdita evidente della capacita attrattiva del calcio sui giovani ha costretto, ad esempio, diverse realtà locali a fondersi per cercare di raggiungere i numeri utili alla sopravvivenza. Il sogno non attrae più come prima. Dopo i primi anni di “scuola calcio” moltissimi ragazzi lasciano il calcio per dedicarsi ad altri sport. I centri federali, secondo me, sono una risposta. Siamo in calo da anni e dopo questa estate non è dato sapere quanti ragazzi avranno voglia di tornare a fare calcio preferendo sport individuali magari».
Il trend è noto.
«Il calo delle iscrizioni ai campionati di Prima e Seconda degli ultimi anni (la scorsa estate in Abruzzo le domande di ripescaggio in prima categoria sono state insufficienti a coprire gli organici) è il segnale più marcato di questa crisi sistemica del calcio. I numeri di ieri non ci saranno più».
Che cosa fare?
«Non sarà un’estate facile. Serviranno risorse economiche ed aiuti concreti legislativi (non progetti)che possano permettere alle Asd di ripartire. Le risorse economiche in parte già esistono. La fetta sostanziosa e già utilizzabile è quella derivante dai risparmi della corrente stagione sportiva».
Ovvero?
«Risparmi su spese arbitrali (circa il 30% del budget annuale ad oggi non speso); risparmi, previa restituzione in forma di credito (per il prossimo anno) della quota parte assicurativa dei singoli atleti e dirigenti non goduta interamente nella presente stagione sportiva; risparmi sui capitoli di spesa dei bilanci regionali non effettivamente utilizzati».
Cos’altro chiedono i dilettanti?
«Un progetto di ripartenza che comprenda l’erogazione da parte della Figc di un contributo straordinario finalizzato esclusivamente a ridurre o eliminare per le Asd l’onere sostenuto per la partecipazione alle attività federali per la stagione 2020-2021(iscrizioni, tesseramento eccetera); sospensione fino a tutto dicembre del canone di locazione di strutture sportive pubbliche con possibilità di rateizzare le rate sospese in 12 mensilità; facilitazioni ed incentivazioni in tema di credito sportivo; incentivare e calmierare le scuole calcio(non crediamo che le rette proposte negli scorsi anni possano ancora reggere); azzerare i costi delle assicurazioni (magari anche recuperando i costi già sborsati nel corrente anno); incentivare economicamente il mondo arbitrale(già erano pochi i nuovi arbitri adesso rischiamo di non averli più); contributi sulle spese di trasferta oltre un certo chilometraggio».
Basterà?
«Io chiederei al Governo anche interventi a livello fiscale e legale. Ovvero, sanatoria per debiti verso lo Stato fino ad una cifra una tantum di 10.000 euro; abbattimento o diversa quantificazione dell’Iva sulle fatture pubblicitarie ed altre agevolazioni fiscali; inoltre è necessario uno scudo legale per le Asd in caso di Covid; e bonus per gli sponsor».
Sono richieste impegnative.
«Tutte le attività sportive italiane dovrebbero essere accomunate dalle stesse richieste nell’ottica ineludibile che lo sport sia il principale mezzo non istituzionale che possa contenere ed assolvere le molteplici richieste della società civile italiana e possa essere riconosciuto anche come “presidio sanitario”. E in funzione di questo richiedere ulteriormente che vengano definitivamente riconosciuti i collaboratori sportivi come lavoratori».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA