Juve-Inter, c’è l’ipotesi lunedì 9 marzo

Serie A nel caos. Recuperi nel week end con slittamento della prossima giornata al 13 maggio: mercoledì la decisione finale
MILANO. Gli spalti vuoti avrebbero danneggiato l’immagine del calcio italiano, ma fa male anche il caos a palla ferma, mentre il Paese è alle prese con l’emergenza sanitaria.
Volano accuse e risposte piccate tra il presidente della Lega serie A e l’Inter per il rinvio al 13 maggio della sfida scudetto con la Juve e delle altre quattro gare a porte chiuse dell’ultimo fine settimana. Cinque con Sampdoria-Verona, posticipo che doveva essere giocato oggi a Marassi (la decisione del rinvio è arrivata solo nella serata di ieri, dopo che il governatore Toti aveva proposto di giocare a porte chiuse).
Sono in subbuglio tutti i club, fra diffide e minacce di azioni legali. Con il ministro per lo Sport, Vincenzo Spadafora, che vuole togliere alibi al mondo del calcio: «Non faccia cadere le sue responsabilità sulla politica. Noi abbiamo solo detto, per la salute di tutti: o giocate a porte chiuse, o rinviate».
Sul tavolo ci sono proposte: recuperare le cinque partite fra mercoledì e giovedì facendo slittare le semifinali di coppa Italia (Juventus-Milan e Napoli-Inter), oppure far slittare di una giornata tutto il campionato e disputare le partite saltate la prossima domenica, con Juve-Inter lunedì 9. Ma non c’è intesa.
Al momento, il nuovo decreto del governo firmato ieri sera fa scattare le porte chiuse per queste sfide in programma nel prossimo turno: Atalanta-Lazio, Spal-Cagliari, Verona-Napoli, Inter-Sassuolo e Bologna-Juve.
Paolo Dal Pino è in una tempesta. Beppe Marotta lo ha accusato di falsare il campionato. Il numero 1 della Lega di A ha risposto adirato all’ad interista ricordando che, di fronte alla proposta di giocare lunedì sera a porte aperte, «si è rifiutato categoricamente».
«Proposta impraticabile e quasi provocatoria», l’ha definita Marotta nello scambio di accuse, sottolineando che il pubblico ammesso sarebbe stato «solo quello juventino».
«Non era provocatoria», la controreplica in serata di Dal Pino, «ma concreta perché basata unicamente sulle indicazioni della Regione Piemonte, che aveva stabilito che domenica sera sarebbe finita l’emergenza sanitaria in Piemonte».
In mezzo a questo scambio d’accuse un tesissimo consiglio straordinario della Lega riunitosi in teleconferenza a mezzogiorno si è chiuso con un nulla di fatto e la convocazione dell’assemblea d’urgenza, mercoledì a Roma. Club come il Brescia minacciano azioni legali. Secondo questo fronte la Lega, con una lettera inviata al governo, avrebbe a inizio settimana definito la linea delle porte chiuse, cambiandola in corsa sotto le pressioni della Juventus per il big match da 5 milioni di euro di incasso. «Solo venerdì sera abbiamo saputo che in tre regioni si sarebbero riaperte le porte degli stadi già dalla mezzanotte di domenica, rendendo il quadro completamente diverso dal precedente», si difende Dal Pino, che ha incassato un avvertimento anche dal Bologna, secondo cui dopo questi precedenti la sfida del Dall’Ara con la Juventus non può essere senza tifosi. La vicenda è seguita con attenzione in Figc, dove ci si auspica il prima possibile un ritorno alla normalità in termine di rapporti e di visione di sistema da parte dei club.
Mercoledì, intanto, salvo nuove disposizioni, è in programma la prima semifinale di coppa Italia Juventus-Milan, seguita l’indomani da quella fra Napoli e Inter, che si giocheranno in stadi aperti ma senza pubblico proveniente dalle regioni focolaio del coronavirus.
Angelo Caradonna

