Juventus-Milan, la sfida infinita

Stasera quarto scontro stagionale. Berlusconi stipula un nuovo patto coi cinesi per il closing rossonero
TORINO. Mai fidarsi di «un Milan sornione, che non muore mai»: il campionato è «ancora lungo, niente è già scritto». Sfoggia la consueta prudenza Max Allegri alla vigilia della sfida con i rossoneri dal risultato sempre incerto: «Nonostante i 17 punti di vantaggio», dice il tecnico, «le sfide tra queste due squadre sono sempre equilibrate». Nulla è scontato nel calcio, come dimostrato dal Barcellona, «un avversario scomodo nei quarti» oltre che «una delle favorite per la vittoria insieme al Bayern e al Real Madrid». Favorita come la Juventus in campionato, anche se secondo il tecnico «il campionato non è chiuso nonostante gli 8 punti di vantaggio sulla Roma». Testa al Milan e alle «undici partite che rimangono, scontri diretti compresi». É ancora aperta la doppia ferita inferta ai bianconeri prima in campionato, quando dopo «una partita equilibrata siamo stati un pò polli in occasione del gol», quindi in Supercoppa a Doha, «partita in cui abbiamo subito di più rispetto alle altre due». L'assenza di Cuadrado, squalificato, e di Chiellini, «indisponibile e in dubbio anche per la Champions con il Porto», costringeranno Allegri a valutare possibili cambi di assetto. «In difesa a fianco di Bonucci sono in ballottaggio Benatia, Rugani e Barzagli», con il centrale marocchino «un pochino in vantaggio», mentre per sostituire il colombiano le alternative abbondano. «Ci sono varie soluzioni» confessa l'allenatore che spaziano da «Dani Alves esterno alto» o in alternativa «Pjaca in quel ruolo». Senza escludere un cambio di assetto, con «un centrocampista in più, Pjaca fuori e un terzino solo».
L’inchiesta sui biglietti. Le multe alle società per episodi come i cori razzisti delle proprie tifoserie sono, in realtà, «un arma pericolosa in mano agli ultras». Anche per questo la Juventus era «costretta» a trattare con gli ultrà, concedendo dei «benefit», per «ottenere un comportamento civile». Si sfogò così, il 16 settembre 2014, un funzionario della società bianconera con i carabinieri che lo avevano avvicinato mentre prestavano servizio allo stadio in occasione della sfida di Champions con il Malmoe. Il retroscena è in una informativa dell'Arma alla procura. Nel rapporto si legge che il funzionario si «lamentava» perché doveva «scendere a compromessi con soggetti poco raccomandabili» e faceva l'esempio delle multe del giudice alla Juventus per i cori razzisti.

