L’Angelini nel degrado, il Chieti emigra

Lo stadio non è pronto, i neroverdi rischiano di non giocare in casa. Rebus allenamenti: la squadra forse andrà a Tollo
CHIETI. Quattrocentosettanta giorni dopo, lo stadio Angelini versa ancora in uno stato di degrado e abbandono. Il campo è impraticabile. A due mesi dall’inizio del campionato di Eccellenza (il via il 4 ottobre) il Chieti rischia di giocare ancora fuori città. Ma ormai i tifosi neroverdi ci hanno fatto l’abitudine. L’ultima gara disputata all’Angelini risale al 25 aprile 2019 (Chieti-Spoltore 2-3). Dopodiché, lo stadio non è stato più utilizzato perché sottoposto a lavori di manutenzione straordinaria con i 150mila euro di fondi arrivati dalla Regione, soprattutto per interventi sul manto erboso, e la squadra ha giocato per un anno intero fuori città. I lavori sono terminati a febbraio scorso, ma la chiusura dell’impianto a causa del Covid-19 non ha consentito al Comune di assegnare l’impianto sportivo a società del territorio. E nessuno si è preoccupato di eseguire lavori di manutenzione ordinaria.
Un anno e mezzo dopo. Così, per dirla con le parole del patron del Chieti Giulio Trevisan, «lo stadio adesso è messo peggio di prima». Le immagini parlano chiaro. L’erba è stata tagliata, ma non curata. Ci sono ampie zone di campo ricoperte da erba secca e infestante. Nelle due aree di rigore e nella zona delle panchine, addirittura, non c’è nemmeno un ciuffo verde. Solo terra bruciata. A metà campo spuntano anche i trifogli. È impensabile, ad oggi, disputare una partita su quello che sembra tutt’altro che un campo di calcio. Il Comune ora ha stanziato 10mila euro per lavori di manutenzione ordinaria del campo (sfalcio, diserbo e concimazione). Ma restano i dubbi. Il campo sarà pronto per ottobre? E una volta conclusi i lavori, chi si occuperà poi di fare la manutenzione ordinaria?
Lo stadio nel degrado. Non c’è solo il campo a far arrossire di vergogna. Lo stadio cade a pezzi ed è abbandonato. La porta principale che conduce alla tribuna è rotta e l’ingresso è sbarrato da una transenna e da due cartelli che indicano le regole per praticare lo sport in sicurezza in tempo di Covid.
Ma di sicuro, allo stadio Angelini, c’è poco e niente. Vanno adeguati, infatti, i sistemi antincendi. E anche la seconda porta, quella che dà l’accesso agli spogliatoi, è rotta. E ancora: i seggiolini della tribuna sono ridotti a brandelli e nei distinti - settore chiuso da diversi anni - la vegetazione ha preso il sopravvento. «Sento che in vista delle elezioni comunali di settembre tutti si riempiono la bocca di neroverde», spiega il patron Trevisan. «Vorrei sapere dai candidati sindaci - che dicono di amare così tanto il Chieti - cosa vogliono fare realmente per questi colori e per risolvere il problema degli impianti sportivi. Sono disposto a incontrarli tutti. Non è possibile che solo a Chieti non si riescono a risolvere i problemi. Voglio vedere quale presidente avrebbe continuato dopo quello che ho dovuto sopportare io con la retrocessione a tavolino e con i problemi dello stadio che lo scorso anno mi hanno fatto perdere 100mila euro di incassi al botteghino».
Allenamenti a Tollo? Il Chieti ha dovuto spostare l’inizio della preparazione (prevista entro questa settimana) per problemi logistici. I neroverdi non hanno un campo dove allenarsi. Lunedì e martedì mattina sono in programma i primi test atletici. Da mercoledì a venerdì, sempre la mattina, il via ai primi allenamenti. La società si appoggerà sul campo Celdit o Sant’Anna per tutta la settimana, in attesa di trovare una nuova, definitiva sistemazione. «La priorità è trovare una casa», dice l’allenatore Alessandro Lucarelli, «abbiamo bisogno di un campo fisso dove allenarci. Il Celdit e Sant’Anna sono campi usurati che possono provocare infortuni ai giocatori come successo nella passata stagione». Il Chieti dovrebbe svolgere la preparazione a Tollo dal 17 agosto. Trevisan attende l’ok dall’amministrazione comunale. La squadra è pronta ad emigrare ancora, sperando almeno di riavere l’Angelini per l’inizio del campionato.
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