L’Aquila-Cima, è divorzio Vastese, i motivi della crisi
L’ad rossoblù Miani spiega la separazione dal ds: «Riorganizzazione interna» Traballa la panchina di Amaolo a Pineto: sarà decisiva la gara con la Jesina
Luigi Cima non è più il direttore sportivo dell'Aquila. Ieri mattina la società ha annunciato, a sorpresa, il divorzio dall'ex dirigente del Monticelli, che lascia i rossoblù dopo nemmeno due mesi. Una decisione che arriva il giorno dopo la trasferta di Agnone, nella quale Cima era l'unico dirigente rossoblù presente insieme a Giulio Dionisi, escluso dall'organigramma societario con l'arrivo del nuovo amministratore unico David Miani. «E' una decisione della società che va rispettata», spiega Cima, «mi dispiace non poter continuare il mio percorso insieme alla squadra. La mia esperienza è stata breve ma intensa perché ho conosciuto un grande gruppo e una persona straordinaria come mister Battistini, a cui vanno grossi meriti».
«Abbiamo preso questa decisione perché stiamo portando avanti un discorso di riorganizzazione della società», è la motivazione data da Miani. Intanto, febbraio è un mese decisivo per le sorti del club rossoblù. Entro fine mese la società deve approvare il bilancio e completare il pagamento del quarto rimborso alla squadra, che finora ha ricevuto solo un acconto.
Crisi Vastese. La panchina corta, le assenze, l'inesperienza e il mancato apporto dato dai rinforzi arrivati nel mercato di riparazione. La crisi della Vastese è racchiusa in quattro motivi. Non c'è più traccia della squadra che ha entusiasmato nel girone d'andata e che aveva scavato un solco di undici punti sulla sesta. Il 2018 è iniziato come peggio non poteva: quattro sconfitte in cinque partite e dodici punti persi sul Castelfidardo, arrivato a -3 dai biancorossi. Ora anche il terzo posto inizia a scricchiolare perché l'Avezzano è a due punti. Gennaio e febbraio sono due mesi neri per la Vastese: anche lo scorso anno, dopo un grande girone d'andata, la squadra ebbe una flessione nel ritorno, facendo solo cinque punti nei primi due mesi del 2017. La sensazione è che i biancorossi abbiano perso brillantezza. Un calo fisiologico se si considera che la rosa non è ampia e che giocano sempre gli stessi giocatori. Colavitto si è quasi sempre affidato agli stessi undici, cambiando uno o al massimo due elementi solo in difesa, che era uno dei reparti migliori del campionato prima dell'infortunio di Viscardi e della partenza di Bagaglini. Qualche equilibrio ora è saltato e 13 gol subiti in cinque partite sono troppi. Gli acquisti di dicembre non hanno inciso: Cane e Maronilli sono in ritardo di condizione e Cherillo, attaccante preso per fare la differenza, si è visto poco per un infortunio che lo tiene fermo da più di un mese. Pesano anche alcune ingenuità, come le tre espulsioni rimediate nelle ultime cinque partite, frutto dell'inesperienza della squadra che è la più giovane del campionato con un'età media di 21 anni. «E' un momento delicato», spiega il ds Francesco Micciola, «stiamo pagando a caro prezzo ogni minimo errore, ma non dobbiamo abbatterci. Dobbiamo rimanere uniti e concentrati e tornare ad essere spregiudicati come prima». Il presidente Franco Bolami non perde la serenità. «Non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti. Il nostro obiettivo era la salvezza e l'abbiamo raggiunta in largo anticipo. Sono gli altri che devono preoccuparsi di rincorrerci. Un calo generale ci può stare perché siamo una squadra giovane».
Pineto. Traballa la panchina di Amaolo. Dopo la sconfitta di Pesaro, la terza consecutiva, la società ha ribadito la propria fiducia verso l'allenatore marchigiano. Ma si tratta di una fiducia a tempo: per Amaolo sarà decisiva la partita di domenica con la Jesina.
Giammarco Giardini
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