L’Aquila in dieci stende il Teramo
Grande partita degli ospiti, rigenerati da Zavettieri. Decide Sandomenico in contropiede
TERAMO. Sulla scena del calcio abruzzese irrompe da protagonista un personaggio finora sconosciuto. Annunziato “Nunzio” Zavettieri in cinque giorni cambia L’Aquila da così a così e la conduce alla prima vittoria in campionato non solo con una dimostrazione di gioco corale che fa impressione, visto il poco tempo avuto a disposizione dal tecnico, ma anche con scelte tutte azzeccate dalla panchina. Certo, alla meritata festa rossoblù del “Bonolis” contribuisce un Teramo quasi inguardabile. Che, fin quando si gioca undici contro undici, non fa un tiro degno di questo nome. Quando al quarto d’ora della ripresa l’aquilano Mancini (tra i migliori, ma decisamente ingenuo) rimedia il secondo cartellino giallo per un mani a centrocampo, il Diavolo accelera baldanzoso alla ricerca del quinto successo di fila ma viene infilato di rimessa da una sua vecchia “bestia nera”, Sasà Sandomenico, che poco prima Zavettieri aveva saggiamente spostato da sinistra a destra, sul lato dello sciagurato Perrotta. Quest’ultimo, un difensore centrale di 20 anni, gioca laterale sinistro perché, così dice Vivarini, garantisce più centimetri sui calci piazzati. Il problema è che sulla fascia il poveretto è spaesato e non ha il passo adatto. Sandomenico in un minuto, tra il 32’ e il 33’ della ripresa, lo punta e lo salta facilmente due volte: la prima il suo sinistro è parato a terra da Tonti, la seconda il buon Sasà torna sul destro e azzecca l’angolo lontano con un rasoterra da manuale.
Il derby si decide qui ed è giusto così, anche se all’ultimo assalto (49’) il Teramo si mangia l’1-1 con il baby D’Egidio che spara in curva un assist al bacio di Petrella. Tra l’espulsione di Mancini e le due ripartenze letali di Sandomenico i biancorossi erano stati pericolosi due volte con Di Paolantonio (tiro deviato da Zandrini) e Lapadula (punizione a girare appena fuori). La produzione offensiva del Teramo – pesanti le assenze di Donnarumma e Bucchi, Buonaiuto è apparso fuori condizione – è tutta qui. Davvero troppo poco per una squadra che ci si aspettava gasata dalla classifica, oltre che da un pubblico finalmente all’altezza dei bei tempi. Fin dai primi minuti, invece, il Teramo ha fatto da timido comprimario e la scena se l’è presa L’Aquila. Che ha imposto tecnica e palleggio superiori giocando un 4-3-3 vero, con gli esterni d’attacco alti e larghi. Corapi – poco disturbato dai biancorossi – ha dettato i tempi, le “catene” sulle due fasce hanno funzionato e gli ospiti, pur non creando occasioni vere, fino all’intervallo hanno avuto in mano la partita.
In avvio di ripresa ti aspetti la solita fiammata del Teramo, che finora a primi tempi inguardabili ha fatto seguire secondi tempi nettamente migliori, e invece è Sandomenico al 4’ a costringere Tonti alla gran parata. Poi l’espulsione di Mancini sembra deviare il vento del derby in favore del Teramo, che cambia passo sulla destra grazie ai guizzi di Petrella (entrato al 38’ al posto di Fiore, infortunatosi gravemente). Ma è un’illusione, anche perché L’Aquila non si rintana passiva a difesa dello 0-0. Zavettieri non toglie nessuno dei suoi tre attaccanti, chiede a Pacilli di rientrare a sinistra (dall’altra parte Sandomenico non deve farlo perché tanto Perrotta resta bloccato), ha il coraggio di sacrificare l’ottimo Corapi per mettere un uomo di quantità come Zappacosta e così vince la partita.
E Vivarini? Sullo 0-1 toglie il fantasmatico Buonaiuto per mandare lo stopperone Caidi a fare il centravanti. Questo cambio disperato dice tutto. Altro che capolista, altro che sogni di gloria: il Teramo deve molto lavorare, in campo e fuori (leggi: rinforzi necessari in un paio di ruoli).
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