L’Aquila, stagione in fumo tra liti, ripicche e cattiverie

3 Marzo 2017

Tocca a Battistini rilanciare le residue speranze di promozione in Lega Pro

L’AQUILA. Aiuto, mi si è ristretto il progetto. Da Battisti a...Battistini, L’Aquila non vuole farsi mancare neppure quest’anno la sua dose di veleno inoculata pian pianino nell’ambiente legato al calcio. Retorica della ricostruzione sociale a parte, l’ora e mezza domenicale di distrazione di massa (pare vero) dalle angustie quotidiane che si vivono nel capoluogo regionale – tra terremoto, post e ancora terremoto – neppure quest’anno si salva dagli eventi di gennaio. Vanno sotto questo nome, all’Aquila, quasi tutti i gironi di ritorno dei campionati di calcio che si ricordino a memoria d’uomo, a parte qualche apprezzabilissima eccezione. Così, tra scioperi veri o presunti, ritardi nei pagamenti o promesse agostane non mantenute, viaggi in traghetto per la Sardegna (più costosi dell’aereo), palestre sguarnite, bottigliette d’acqua vuote e altre amenità, si rischia di buttare l’ennesima stagione. E meno male che alla base c’era «il Progetto».

Vincete o lasciate. Il tema della stagione successiva alla retrocessione dalla Lega Pro (a beneficio di una squadra, il Rimini, che poi non si è nemmeno iscritta) pesa come un macigno fin dall’inizio della stagione. La società del presidente Corrado Chiodi – invitata a farsi da parte dopo la bufera del calcioscommesse, la retrocessione e le tante gaffe di personaggi per loro stessa ammissione a digiuno di calcio – non solo non molla la presa, ma si riconferma in blocco cambiando soltanto la guida tecnica con l’approdo di Massimo Morgia. Un nome, una garanzia. Sia come carriera sia come personaggio, l’allenatore è l’unico senza macchia e senza paura capace di far innamorare di nuovo i tifosi. Per questo la società gli dà ampia delega, consegnandogli il ruolo di guru che passa tutta la giornata al campo, si allena con la Juniores, ne segue le partite, annusa la città, ne diventa amico, promuove iniziative di carattere sociale e aggregativo, partecipa ai convegni sul terremoto, e tanto altro. Pesta i piedi a qualcuno? Forse.

L’altalena. I risultati non sempre lo aiutano. La squadra viaggia a corrente alternata, troppi i pareggi e i cambi di modulo e di uomini, al netto degli infortuni. Il primo posto sembra sempre a un passo, ma puntualmente arriva quella mancata vittoria che fa alzare la temperatura prima del tempo. Un bel giorno, tre settimane fa, Morgia prende carta e penna per annunciare al grande pubblico che si era dimesso perché tante cose non andavano, aveva litigato con l’amministratore Ranucci, di cui non condivide la visione del mondo, eccetera. Ma poi, parlato con Chiodi, aveva deciso che il Progetto doveva andare avanti. Ma la miccia è ormai accesa ed è inutile soffiare per cercare di spegnerla. Un barile di benzina, poi, viene gettato – sul fuoco acceso – dalla nota del suddetto Ranucci, uomo-ombra del presidente che durante la settimana si occupa di ricostruzione a suon di appalti milionari. Il dirigente parla di «società dilaniata» e aggiunge (!) che in cassa non c’è neppure un euro, tanto che i soldi spesso li cacciano lui e l’altro direttore, Aureli frugando nelle proprie saccocce. «Per non dire di qualche firmetta bancaria». A quel punto la proprietà, che parla di «famiglia composta da amici con qualche incomprensione», non smentisce le difficoltà economiche né le «firmette». Sotto i portici (come si diceva una volta) tornano ad aleggiare vecchi fantasmi (come l’Iva da pagare, la stagione da finire, il primo posto lontano). Poi arrivano due pareggi con le ultime due in classifica che fanno esplodere il detonatore. Non viene cacciato Ranucci, che getta ombre sulla solidità economica di Chiodi&soci, ma il direttore sportivo Battisti che ha portato Massimo Morgia. Il messaggio è chiaro: l’avvocato non si tocca. Non passano 24 ore che il tecnico coi baffi si riprende la cagnetta Aquila e torna a casa. Rinuncia ai soldi. Non prima di averle cantate e suonate che neppure a Sanremo fanno così. La piazza è con lui. Chi dice che è stato tutto un giochetto per risparmiare 50/60mila euro in una stagione che costa più di un milione viene iscritto nella lista dei maligni. La soluzione interna (Ianni) viene scartata: alla piazza viene fatto capire che forse la stagione si può salvare con Battistini, allenatore professionista, uno stipendio solo al posto di cinque.

Il nuovo tecnico, che con L’Aquila ha giocato negli anni Novanta, chiama per nome Pupeschi, Arboleda e Farroni che già conosce. Guida il primo allenamento (che parte in ritardo, dopo il sermone di Chiodi nello spogliatoio) allo stadio Gran Sasso, dove capitan La Vista salta l’amichevole in famiglia ufficialmente per una contrattura muscolare. Poi alcuni tesserati si affacciano all’incontro con Morgia. Il direttore tecnico Ianni è a bordocampo. Resterà al settore giovanile, per ora. Poi si vedrà. C’è un campionato Juniores da salvare, dove si lotta per il titolo, almeno lì. I tecnici cambiano, i calciatori cambiano, la società resta. E pure un sacco di problemi. Altro che primavera.

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