L’Aquila, tre sberle che fanno male

Amara trasferta dei rossoblù: la Lucchese chiude i conti dopo appena 9’. De Sousa salva la faccia
LUCCA. Brutta e apparsa quasi disinteressata per larghi tratti della partita: L’Aquila sprofonda sotto i colpi di una Lucchese molto più vogliosa, intraprendente e soprattutto convincente.
Ha raccontato parecchio la gara, che sembrava potesse essere molto più equilibrata visti i recenti ruolini di marcia delle due squadre (12 punti nelle ultime 5 partite per la Lucchese, 10 per l’Aquila), ma che alla fine s’è dimostrata (quasi) a senso unico. Differenze che a tratti sono sembrate imbarazzanti. Non tanto nella qualità tecnica, quanto nell’atteggiamento: L’Aquila non ha mai dato l’impressione di voler fare la partita, di voler provare a rimettersi in carreggiata, dopo un avvio shock, o quantomeno di voler costruire trame pericolose.
Certo, la partenza ad handicap subita per una perfetta percentuale di realizzazione da parte dei padroni di casa (in rete al 4’ e al 9’ con Fannucchi e Benvenga, e le dormite e la complicità della difesa dell’Aquila, ha resto tutto molto più semplice) non deve aver contribuito favorevolmente ad approcciare in maniera diversa. Ma attendersi una reazione era forse lecito, ed invece la Lucchese – che ha continuato a viaggiare sulle ali dell’entusiasmo – ha continuato a divertire e divertirsi, s’è permessa pure il lusso di sbagliare il calcio di rigore con Sartore in chiusura di primo tempo (bravo Savelloni, appena entrato per l’espulso Zandrini, a dirgli di no dagli undici metri).
E L’Aquila? Scomparsa, s’è fatta vedere nei primi 45’ solo con una conclusione innocua di De Sousa e per una manciata di corner conquistati, senza però poi sfruttarli a dovere. Il 3-5-2 messo in campo da Perrone s’è da subito trasformato in un 5-3-2 in fase di non possesso, per contenere le discese della Lucchese, ma le azioni non hanno dato seguito a quelle che erano le idee iniziali. Perché è proprio sulle corsie esterne che la Lucchese correva e costruiva: sulla fascia destra Benvenga, Monacizzo e Terrani hanno fatto voce grossa senza trovare alcuna opposizione. L’uno-due terrificante nei primi nove giri di lancette risulta decisivo, mette l’Aquila alle corde e non riesce a rialzarsi. Il rosso (giusto) che manda Zandrini negli spogliatoi con largo anticipo, sembra scrivere la parola “fine” già prima dell’intervallo. Perrone rimette a posto qualcosa.
Svuotati da quell’insofferenza e dalla poca voglia che aveva caratterizzato la prima frazione, L’Aquila fa capire almeno che c’è con la testa. Poi è punita da un altro rigore (stavolta realizzato, al 13’ da Terrani, dopo il fallo di Savelloni) ma trova almeno la forza di reagire. De Sousa prova a riaprire i conti con un colpo di testa da due passi (19’), Ceccarelli mette in luce la sua voglia di giocare con più continuità (sfiora la rete con un tiro che dà solo l’illusione ottica del gol) e, sempre l’attaccante che aveva ridato speranza all’Aquila, si divora poi l’opportunità per il 3-2 (80’). La Lucchese intanto aveva abbassato i ritmi e graziato, per un pizzico di superficialità, in più di un’occasione L’Aquila. Che comunque non molla mai, è generosa ma si ritrova a pagare a carissimo prezzo un primo tempo da cancellare.
Simone Matteucci

