L’atletica azzurra rischia il digiuno Kemboi, l’eclissi

18 Agosto 2016

Ci sono due cose clamorosamente vere: l’Italia dell’atletica leggera che rischia di restare senza medaglie dopo 60 anni (era da Melbourne ’56) e che il Kenia non sarà presente nella finale olimpica...

Ci sono due cose clamorosamente vere: l’Italia dell’atletica leggera che rischia di restare senza medaglie dopo 60 anni (era da Melbourne ’56) e che il Kenia non sarà presente nella finale olimpica dei 5.000 metri. In mezzo la clamorosa sconfitta del più grande siepista di tutti i tempi, il keniano Ezekiel Kemboi che, a 34 anni, ha conquistato la medaglia di bronzo nei 3.000 siepi andati al 22enne connazionale Conseslus Kipruto. L’atletica italiana per salvare la spedizione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro spera nella 20 chilometri di marcia femminile domani. Da medaglia è sicuramente Eleonora Giorgi, un gradino più sotto, ma comunque competitiva, è anche Elisa Rigaudo. Insomma, si spera che il circuito di Pontal a pochi metri dalle acque dell’Atlantico s’addica alle nostre marciatrici e soprattutto non incappino nelle palettine rosse dei giudici. Se anche dalle marciatrici non arriverà medaglia, l’Italia dell’atletica va incontro alla più pesante debacle degli ultimi 60 anni di Olimpiadi. Infatti, l’ultima edizione senza medaglie risale a Melbourne 1956. Successivamente almeno un azzurro sul podio c’è sempre stato. Quella di Los Angeles nel 1984 resta la più redditizia con sette medaglie, tre d’oro, una d’argento e tre di bronzo. Certo da quegli anni tutto è cambiato, l’Africa ha sempre più ricoperto un ruolo di dominio nelle gare di resistenza, caraibici e nordamericani in quelle di velocità. L’atletica italiana senza l’altista Gianmarco Tamberi, assente per infortunio, ed il marciatore Alex Schwazer, oro a Pechino 2008 sulla 50 km e ora squalificato per otto anni perchè accusato di aver fatto uso di doping per la seconda volta, sta arrancando più che mai. (m.m)