L’atto di accusa di Icardi all’Inter

1 Settembre 2019

Escluso dalla chat dei calciatori e dagli allenamenti tattici

MILANO. Dalla fascia di capitano tolta, alla maglia numero 9 attribuita a Lukaku, all'esclusione dalla chat dei giocatori, fino agli allenamenti diretti dai tecnici della primavera, nella domanda d'arbitrato presentata all'Inter, Mauro Icardi tramite l'avvocato Giuseppe Di Carlo, di Termoli, ripercorre quelli che vengono definiti «eventi discriminatori» e «comportamenti vessatori» subiti dall'attaccante. In 17 pagine vengono elencati fatti su cui si basa la richiesta di reintegro negli allenamenti della prima squadra, oltre al risarcimento danni che corrisponde al 20% dell'ingaggio di Icardi. Si sottolinea che all'attaccante è stata tolta la fascia «senza alcuna valida ragione», che il giocatore è stato escluso dalle iniziative di marketing e pubblicità, anche dallo shooting della presentazione delle nuove divise e gli è stata tolta la maglia numero 9. Una volta chiarita la volontà di rimanere all'Inter, poi, secondo la tesi del legale di Icardi, i rapporti si sono incrinati ed è stato messo fuori rosa, è stato escluso dalla chat della squadra e riceve in privato le comunicazioni, «sintomo evidente della scelta di discriminarlo dal resto dei compagni», si legge. Per quanto riguarda gli allenamenti Icardi «non ha mai avuto la possibilità di partecipare alle esercitazioni tecnico-tattiche con la squadra», svolgendo invece spesso la preparazione «sotto la direzione degli allenatori della squadra Primavera ad eccezione del riscaldamento». L'11 agosto scorso, i legali di Icardi fanno una prima mossa richiedendo a mezzo Pec il reintegro con un atto di diffida. L'Inter non cambia linea, da qui la decisione di rivolgersi al Collegio arbitrale.