L’ex giallorosso Oddi: «La rimonta è possibile, il calcio è imprevedibile»

Tra i tanti cuori giallorssi in fibrillazione, comunque speranzosi che la propria squadra, quella che "non si discute, sia ama", possa ribaltare domani allo stadio Olimpico, nella semifinale di...
Tra i tanti cuori giallorssi in fibrillazione, comunque speranzosi che la propria squadra, quella che "non si discute, sia ama", possa ribaltare domani allo stadio Olimpico, nella semifinale di Champions League contro il Liverpool, il pesante risultato della gara di andata (5-2) c’è sicuramente Emidio Oddi, terzino della Roma che, nella stagione ’83-’84, fu protagonista, sempre in una semifinale di Coppa Campioni, di una clamorosa rimonta sul Dundee. «Nella partita in Scozia fummo sconfitti per 2-0 e sapevamo che la finale, quell’anno, si sarebbe comunque disputata a Roma», spiega Oddi incrociando le dita. «Una tensione grandissima e la società decise di giocare di pomeriggio confidando nel tepore della primavera romana. Una mossa quanto mai opportuna dal momento che gli scozzesi, già nel secondo tempo, erano sulle gambe. Pensavamo di arrivare ai supplementari ma una doppietta di Pruzzo ed un rigore di Di Bartolomei, in una autentica bolgia di un Olimpico non ancora ristrutturato e ai limiti della capienza, ci portarono sul 3-0. Liedholm mi mandò allora in campo per difendere, dalla reazione avversaria, risultato e qualificazione per la finale. Beh, quei minuti non passavano mai». Roma in finale proprio con il Liverpool, dunque, ma Oddi, quasi sempre titolare, non fu inserito nella formazione iniziale. Il volto dell’interessato si rabbuia come 34 anni fa. «È noto come Liedholm fosse incredibilmente scaramantico. Il nostro pullman, ad esempio, doveva percorrere sempre lo stesso tragitto. Una volta, prima di una partita, trovammo la strada parzialmente bloccata. L’autista aveva intenzione di deviare ma il mister non ne volle sapere. Qualche rigatura alla fiancata ma bisognava passare di lì. In quel periodo lo stesso Liedholm aveva in grande considerazione i pareri di una persona di Busto Arsizio, che noi chiamavamo il "mago" il quale, eravamo in ballottaggio io e Nappi, pensò, nell’occasione, che i bioritmi giusti fossero quelli del mio compagno. Non mi rimase che rimanere a soffrire in panchina fino a quei maledetti rigori. Una delusione tremenda, ricordo ancora l’amarezza nella festa-concerto con Venditti organizzata al Circo Massimo. Peccato, perchè, a mio parere, si trattava della Roma migliore di tutti i tempi. Un gruppo di ottimi giocatori ma, soprattutto, di uomini di grande personalità».
Vale la pena soffermarsi su alcuni nomi. «Ancellotti, un ragazzo dalle doti umane eccezionali ed un carattere di ferro, il grande Falcao e Di Bartolomei, il capitano che ogni calciatore vorrebbe avere. Ed infine il mio amico Bruno Conti, un brasiliano nato in Italia. Furono anni bellissimi sotto la guida di tecnici dello spessore di Liedholm ed Eriksson». Ed ora la Roma, dopo l’esaltante notte con il Barcellona, è di nuovo di fronte ad un ostacolo che sembra insormontabile. «Ogni partita fa davvero storia a sè», continua Oddi. «Ne so qualcosa io che ero in campo, nella stagione ’85-’86, con Eriksson in panchina, in quella famosa partita che doveva consegnarci lo scudetto al termine di una strepitosa rimonta sulla Juventus. Tutto era a nostro favore, tutto andò nel peggiore dei modi nonostante passammo subito in vantaggio. Ci venne annullato un altro gol, il Lecce ne mise a segno tre, cercammo di rimontare creando una valanga di occasioni da rete ma fini 2-3 ed ancora non riesco a farmene una ragione». Come dire, insomma, che la formazione di Di Francesco può e deve credere nell’impresa. «Sicuramente sì, anche se a Roma c’è un ambiente particolare, portato ad estremizzare ogni cosa. Lo so bene. Venivo da Verona dove incontravo al massimo un paio di giornalisti e mi trovai di fronte a decine di testate, radio, televisioni ed altro ancora. Ma credo che Di Francesco, persona seria e preparata, sia in grado di gestire bene la situazione. Sarà comunque importante segnare nei primi minuti per creare maggiore convinzione ed allungare un pò di ansia in campo avverso».
Giuseppe Rendine
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