L’incontro segreto a casa dell’incaricato dell’ufficio stampa

21 Maggio 2015

Il giorno prima dell’Aquila-Savona (1-0) il faccia a faccia tra Di Nicola e l’allenatore della squadra ligure Di Napoli

L’AQUILA. Metti una sera di fine novembre all’Aquila. Una squadra in ritiro in trasferta, un allenatore che chiama un dirigente dell’altra squadra, quella di casa («Se vieni...porco due...parliamo no! Vediamo come fare...»). Il quale, a sua volta, vuole incontrarlo in “campo neutro”. Non certo nel ritiro dell’Aquila, men che meno in quello del Savona. Ma magari a casa di quello che la Distrettuale antimafia di Catanzaro definisce un collega del consulente di mercato aquilano. E così Ercole Di Nicola, intorno alle 22,30 del giorno precedente la partita, il 22 novembre 2014, telefona ad Alessandro Canfora (non indagato) dell’ufficio stampa dell’Aquila calcio «chiedendogli ospitalità perché, diceva aveva bisogno di “appoggiarsi un attimo” a casa sua».

L’APPOGGIATORE. «Di Nicola, evidentemente», si legge a pagina 506 del provvedimento della Procura di Catanzaro, «era in compagnia di Arturo Di Napoli e voleva un posto sicuro dove potere discutere con questo dei loro affari al riparo da occhi indiscreti. Va da sé che il discorso che i due dovevano affrontare imponeva agli interlocutori cautele che poteva garantire solo il chiuso di mura domestiche, non potendo avere ad oggetto che affari loschi».

DI NICOLA: «Dove sei?».

CANFORA: «A casa all’Aquila…».

DI NICOLA: «Ah, va bene…».

C.: «Che è successo?»

DI NICOLA: «Perché devo appoggiarmi un attimo…».

C.: «Mh… ti vuoi appoggiare?...».

DI NICOLA: «Sì...devo appoggiarmi un quarto d'ora, 20 minuti…».

C.: «E vieni, dai…».

DI NICOLA: «Ok…».

C.: «Ok, non c’è problema».

DI NICOLA: «Il caffè, il caffè me lo fai?».

C.: «Certo che te lo faccio… vieni, vieni…».

DI NICOLA: «Sì, ciao».

C.: «Primo piano, ciao».

A MIA INSAPUTA. La linea difensiva che sta emergendo in queste prime ore post-bufera, in casa aquilana, è quella secondo la quale Di Nicola avrebbe agito da solo senza poter contare su nessun appoggio. In questo caso la situazione potrebbe apparire diversa. Le carte tralasciano la posizione del collaboratore della società, che in ogni caso, al di là degli aspetti penali, potrebbe risultare tra i primi a essere convocato dalla Procura federale per capire fino in fondo come sia andato quell’incontro ospitato a casa sua. E quale ne sia stato il contenuto. A pagina 507 dello stesso documento d’accusa i pm annotano: «Il 23 novembre 2014, intorno alle ore 19, la partita tra L’Aquila e il Savona era terminata come Di Nicola aveva negoziato vendendone il risultato ai complici Ciardi e Di Lauro, vincendo L’Aquila per 1-0 sul Savona. Di Napoli contattava il ds dell’Aquila ed esordiva esclamando: “...lo sapevo io...a pagare sono sempre io...mortacci...oh...”. Tanto valeva a far presente all’interlocutore di avere mantenuto l’impegno assunto, al che Di Nicola gli assicurava che si sarebbe speso per “quell’altra cosa”, che non poteva che rappresentare l’impegno che aveva assunto nei confronti dell’allenatore del Savona, in cambio della sconfitta del Savona sul campo dell’Aquila».

DE SANTIS E DEODATI. La Procura di Catanzaro tratteggia la figura di Massimo De Santis, ex arbitro coinvolto in Calciopoli. Scrivono i pm: «De Santis ha una collaborazione, da giugno 2014, con Di Nicola per alcune operazioni di mercato, collaborazione legata anche ai rapporti di amicizia con il direttore tecnico della società abruzzese. De Santis, inoltre, collaborava per l’ingresso di nuovi soci, riuscendo in tal senso nella sponsorizzazione dell’imprenditore romano del settore dei rifiuti Angelo Deodati che, effettivamente, a novembre 2014 rilevava il 15% delle quote societarie».

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