L’Italia adesso c’è Segnali di fiducia contro la Finlandia

A Verona 2-0 sui finnici, tecnicamente inferiori agli azzurri Convincono quasi tutti. Segnano Candreva (rigore) e De Rossi
INVIATO A VERONA. Vincere aiuta a vincere. Prendetela così. Con uno dei tanti cavalli di battaglia che accompagnano gli alchimisti di Coverciano nel momento delle dichiarazioni nel dopo-partita: l’Italia parte alla volta della Francia per giocarsi l’Europeo con lo scalpo della Finlandia nella valigia, un 2-0 che dice poco di nuovo rispetto alle sensazioni della vigilia. Anche senza vederla all’opera con i finnici si sapeva che la nostra Nazionale è un progetto in attesa di approvazione (ufficiale). L’idea di Conte è chiara.
Si parte dalla linea Maginot della Juventus - Barzagli, Bonucci e Chiellini - per mettere il bavaglio agli avversari e poi ripartire. Per questo non ha voluto toccare il trio sabaudo a una settimana dall’esordio europeo contro il Belgio, anche se la Finlandia può a malapena allacciare le stringhe degli scarpini ad Hazard, Lukaku e De Bruyne. Gli scandinavi sono poca cosa, non solo perché là davanti hanno Pukki, uno che sembra uscito da un cartone animato giapponese per come corre in linea retta (e poco altro). Gli unici a dare un po’ di sapore alla zuppa finlandese del cuoco Hans Backe sono Perparim Hetemaj, centrocampista tuttofare che ieri al Bentegodi giocava in casa (visto che è uno dei pilastri del Chievo), e il trequartista Roman Eremenko, allevato dall’Udinese nel proprio settore giovanile una decina di anni fa prima di cederlo alla Dinamo Kiev che l’ha poi dirottato nel campionato russo, patria l’origine: ora gioca nel Cska Mosca, abituale frequantatore del palcoscenico della Champions League. Ma due giocatori di spessore possono poco, soprattutto contro il Conte-style: squadra corta, ordinata, dotata di soluzioni anche sui calci piazzati, anche se priva di grandissimi talenti. Ma questa non è una novità.
Ci mette così più di un quarto d’ora Azzurra per uscire dal guscio. Il centrocampo a cinque sotto osservazione. Thiago Motta è il perno, recita da regista mediano (ma deve crescere in ritmo e continuità), interessante il lavoro di esterni e quelle che una volta si chiamavano mezzali, in tandem: Parolo e Candreva a destra, sviluppando l’intesa di marca laziale, Giaccherini ed El Shaarawy a sinistra. Sia ben chiaro: contro il Belgio sarà difficile trovare gli stessi nomi sulle fasce, soprattutto il Faraone appare leggerino per coprire la fascia anche in fase difensiva. Darmian potrebbe essere più funzionale in questo senso. E poi: riusciremo a rinunciare a un giocare di palleggio in mezzo per fare spazio a quello che, per Conte, è l’amato Giaccherini?
Insomma, i punti di domanda non mancano, anche in fase offensiva, dove ieri hanno agito Zaza e Immobile. Il primo è forse il più in palla degli azzurri sotto il profilo della vivacità. Non è un caso, dunque, se è sua l’invenzione che dopo 18 minuti mette il compagno di reparto in condizione di tirare dal cuore dell’area grazie a un trianglo strettissimo. E visto che Zaza ci mette lo zampino anche in occasione del vantaggio azzurro, ci si chiede se lo juventino sia compatibile con Pellé come ha sostenuto il nostro ct negli scorsi giorni, ma che ieri ha avvicendato i due nel finale. Un appunto da sottolineare in vista dell’esordio, dopo aver visto l’attaccante di Policoro lavorare un pallone a pochi metri dalla linea di fondo per pescare sull’altra fascia Candreva, abile a procurarsi il fallo (da pollo) di Uronen e a trasformare al 27’. Poi qualche lampo sull’asse El Sha-Giak (in percussione al 29’) senza però ricavare nulla, se non l’impressione che si trattava di un esercizio tattico difficilmente proponibile se non con la Finlandia.
Nella ripresa, dopo un altro quarto d’ora inutile (come nel primo tempo), Conte dà il via alla girandola dei cambi. Ruota quasi tutto il centrocampo, sengno che è il nodo che sciogliere è questo. Trova il raddoppio con la testa di De Rossi pronta a insaccare un traversone dalla destra, ma non molto altro in termini di calcio spicciolo se si escludono un paio di soluzioni di Zaza prima della sostituzione. Poi via per dieci minuti al piccolo trotto, con la testa agli Europei.
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