L’Italia si prende anche il curling arriva il primo successo olimpico

Clamoroso exploit di Constantini e Mosaner che conquistano la medaglia d’oro a Pechino 2022 A Pellegrino l’argento nello sci di fondo. Goggia rischia il forfait: «Non so se riuscirò a gareggiare»
PECHINO. Il granito del curling vale oro, tanto oro. L'Italia conquista la sua seconda medaglia del metallo più nobile ai Giochi di Pechino 2022. Nel doppio misto, Stefania Constantini e Amos Mosaner hanno battuto in finale 8-5 la Norvegia di Kristin Skaslien e Magnus Nedregotten, bronzo quattro anni fa in Corea del Sud. Undici incontri disputati per altrettante vittorie, praticamente imbattibili. Alla fine dell'emozionante finale, Mosaner ha con molto candore affermato che con un ruolino di marcia così impeccabile «siamo stati i migliori, non abbiamo rubato nulla a nessuno». È «un sogno che si avvera. Sono molto fiera di me stessa, ma voglio sottolineare che tutti i tiri che si fanno si fanno in due, siamo una squadra e il lavoro di squadra è stato eccezionale», ha detto di rimando Constantini, freddissima nel controllo delle emozioni a dispetto dei suoi 22 anni. Come quando all'ottavo end, il conclusivo, ha bocciato con l'hammer - la sua ultima pietra - le due norvegesi, spingendole fuori dalla zona punti e spegnendo le speranze residue di un pareggio e l'incubo - per l'Italcurling - di un pericolo extra end. Eppure l'incontro è partito in salita per la coppia azzurra: al primo end, la Norvegia si è portata avanti per 2-0, ma è stata subito raggiunta nel secondo sul 2-2. Nel terzo, Constantini-Mosaner hanno piazzato un altro punto, mentre la svolta è maturata nell'end successivo con cui l'Italia ha portato il vantaggio a livelli di sicurezza andando al riposo a +4. Il quinto è un end molto tattico. «Siam messi bene», ha detto Constantini a Mosaner prima della penultima pietra, nell'ambito di una strategia di contenimento. Un punto per i norvegesi, recuperato dall'Italia nel sesto end, sul 7-3. Nel settimo, con grande precisione, Skaslien-Nedregotten (che ha piazzato una bellissima pietra a punto, in un perfetto incastro) hanno dimezzato lo svantaggio, salendo sul 5-7. All'ultimo end, la tensione ha pesato su entrambe le squadre, con tiri a vuoto o mal fatti. Fino alle due pietre norvegesi per il potenziale pareggio: l'hammer di Constantini ha fatto piazza pulita dando l'inizio alle meritatissima festa per la medaglia d'oro storica. Il passaggio del testimone olimpico, del resto, era stato anticipato dall'ultima sfida del girone di lunedì contro i campioni in carica del Canada, battuti 8-7 all'extra end e dopo una doppia misurazione per accertare le pietre a punto. Il podio è così passato da Canada (oro), Svizzera (argento) e Norvegia (bronzo) di PyeongChang 2018 a Italia, Norvegia e Svezia.
Le medaglie, però, ieri non sono finite qui. Argento vivo per Pellegrino. Come quattro anni fa in Corea, anzi meglio. Perché dopo una stagione sofferta questo podio olimpico ha un sapore speciale. Il fondista Federico Pellegrino si ripete: secondo nella sprint in tecnica libera a Pechino, alle spalle del fenomeno Klaebo. Fu argento anche a Pyeongchang, ma in pattinato, e anche allora dietro al fuoriclasse norvegese. La sprint si conferma il suo terreno di caccia preferito e centra l’argento, per la settima medaglia azzurra finora ai giochi di Pechino. Adesso si aspetta il ritorno in pista di Sofia Goggia, ma l'ottimismo sul recupero da record della campionessa olimpica di PyeongChang 2018 nella sua specialità, la discesa libera, ha ceduto il passo alla prudenza della realtà. «Sono state due settimane difficili, essere qui è già un grande successo, ma non garantisco nulla», ha affermato senza nascondere l'emozione dopo aver testato la neve e la pista di Yanqing. Del resto, il grave infortunio di Cortina del 23 gennaio non ci voleva, proprio al ginocchio, quando era in un eccezionale stato di grazia: Goggia è arrivata lo stesso ai Giochi invernali di Pechino, speranzosa di poter difendere il titolo nella discesa libera del 15 febbraio.
Angelo Caradonna

