La Champions League è sempre Real

2 Giugno 2024

Il Borussia Dortmund sbaglia tanto, i Blancos non perdonano e alzano il trofeo continentale per la quindicesima volta

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BORUSSIA DORTMUND (4-2-3-1): Kobel 6.5; Ryerson 6, Hummels 6.5, Schlotterbeck 5.5, Maatsen 5; Emre Can 6 (35’ t Malen sv), Sabitzer 6; Sancho 6, Brandt 6 (35’st Haller sv), Adeyemi 6.5 (27’st Reus 6); Fullkrug 6.5. A disp: Meyer, Lotka, Salih Ozacan, Nmech, Wolf, Moukoko, Sule, Watjen, Bynoe-Gtitens. Allenatore: Terzic.

REAL MADRID (4-3-1-2): Courtois 6.5; Carvajal 7, Nacho 5.5, Rudiger 6, Mendy 5.5; Valverde 6, Camavinga 5.5, Kroos 6.5 (40’st Modric sv.); Bellingham 6.5 (40’st Joselu sv); Rodrygo 5.5 (45’st Militao sv), Vinicius 7 (49’ st Vazquez sv). A disp: Lunin, Kepa, Alaba, Tchouameni, Ceballos, Fran Garcia, Brahim Diaz, Arda Guler. Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Vincic (Slovenia).
Reti: 29’st Carvajal, 38’st Vinicius.
Note: circa 86.000 spettatori presenti. Ammoniti: Schlotterbeck, Sabitzer, Hummels, Vinicius. Angoli 9-8 per il Real.
LONDRA
È la 15ª del Real Madrid, dominatore del calcio europeo e mondiale, la quinta personale del mago Carlo Ancelotti, la sesta del gregario re per una notte Carvajal, autore del primo dei due gol che hanno affossato il Borussia Dortmund a Wembley. La finale della Champions League racconta queste storie e quelle di Toni Kroos che lascia il club (poi anche il calcio dopo gli Europei) da vincente prendendosi anche lui la sesta grande Coppa (23° trofeo di un'incredibile carriera), come anche capitan Nacho e l'altra leggenda madridista Luka Modric. Tutti insieme per eguagliare il primato di un altro immortale del Real, Francisco Paco Gento. Ma la finale di ieri è anche quella di Vinicius Junior, il giocoliere arrivato da Rio de Janeiro, a segno nella finale vinta due anni fa contro il Liverpool e anche a Wembley, favorito da un grossolano errore del borussiano Maatsen che serve il pallone a Bellingham, grande ex di turno, e per l'inglese è un gioco da ragazzo appoggiare a Vinicius che segna.
Per lui è un altro passo verso il Pallone d'Oro. È stata la vittoria di una corazzata che in una finale difficilmente perde, contro un Dortmund che ha fatto meglio dei rivali nel primo tempo, ma ha sprecato troppo e poi è crollato alla distanza, quando le parole di Ancelotti ai suoi dopo 45' hanno evidentemente fatto effetto. E non ci sono più parole per questo allenatore che ama Madrid e il Real quanto se stesso e ha visto giusto rimanendo dov'è e rifiutando la nazionale brasiliana: anche lui entra nella leggenda.
Al termine del primo tempo se il Borussia Dortmund fosse stato in vantaggio di due gol, non ci sarebbe stato nulla di strano. Invece è 0-0 perché il timore reverenziale dei tedeschi per Wembley e per il Real dura pochissimo, e il predominio del gioco dei primi 45' è tutto giallonero, con Adeyemi, Fullkrug e Sabitzer che, in particolare, mettono in crisi il Real. Al 24' è palo di Fullkrug. A inizio ripresa il Real fa capire che la musica è cambiata, sfiora il gol con Kroos e con Carvajal, quest'ultimo con un colpo di testa fuori di un soffio che anticipa ciò che poi farà al 29' quando prende il tempo a Fullkrug, più alto di lui, e manda il Real in paradiso. Poi anche Terzic ci mette del suo sostituendo Adeyemi, fino a quel momento il migliore dei suoi, con il veterano Reus, e poi c'è praticamente solo il Real che sfiora ancora il gol con Camavinga, ancora Kroos e Bellingham, segno di un predominio che nella ripresa è stato evidente. Ultimo brivido un gol annullato a Fullkrug per fuorigioco, poi finisce con il pianto a dirotto, dopo il fischio finale, di Carvajal quasi incredulo di aver vinto, proprio lui gregario per eccellenza (come Nacho, che Sabatini voleva portare alla Roma, e ora è il capitano del Real) la sua sesta Champions. Non è Ronaldo, non è Zidane, non è Benzema nè Modric o Raul, ma questa è la sua notte. E, ovviamente, di Ancelotti che abbraccia forte Kroos, riceve l'inchino di Ancelotti e per una volta si lascia andare all'emozione, abbracciato dalla moglie. Che bello per Gian Piero Gasperini, sfidarlo nella prossima Supercoppa.
Alessandro Castellani