La Di Iulio a Piacenza: torno in Italia per vincere

16 Luglio 2014

Pallavolo A1, la schiacciatrice marsicana rientra dall’esperienza in Azerbaigian «Un anno affascinante: buoni risultati, ma mi aspettavo di più sul piano tecnico»

PESCARA. Chiara Di Iulio è tornata in Italia. E la prossima stagione giocherà con la maglia del River volley Piacenza con lo scudetto cucito in petto. La 29enne schiacciatrice marsicana ha quindi chiuso l'esperienza in Azerbaigian, dove ha vestito la casacca dell'Azerryol e andrà a rinforzare una rosa che da alcuni anni è leader del campionato di A1. A 29 anni ha scelto di tornare in Italia rinunciando alle altre offerte dall'estero.

Di Iulio, perché ha scelto Piacenza?

«Perché la proposta che mi è stata fatta era la più interessante sul piatto della bilancia. Potevo continuare a fare la vita dell'emigrante, visto che ho ricevuto offerte dalla Turchia e dalla Polonia, ma ho voluto ricominciare in Italia con il club che è da anni ai vertici della pallavolo italiana».

Com'è stato un anno di Baku?

«Interessante. Anche se, a livello tecnico, mi aspettavo di più dalla squadra. Io, l'allenatore Vercesi e il preparatore abbiamo lavorato tanto e siamo riusciti comunque a fare una bella stagione. Abbiamo chiuso il campionato al secondo posto, siamo usciti al primo turno di Champions e poi abbiamo fatto la coppa Cev. Ma, ad essere sincera, mi aspettavo di più».

E quindi ha deciso di lasciare?

«Avevo un anno di contratto e credo di aver dato il massimo. Nella passata stagione la società Azerryol aveva dovuto acquistare una wild card per fare la Champions, ora invece ce la siamo guadagnati sul campo».

Com'è stata la vita da emigrante?

«L'Azerbaigian è un Paese diverso dal nostro. Abitudini, costumi, alimentazione e, soprattutto, la lingua. Io ho un buon spirito di adattamento e ho cercato di vivere la città al di là del lavoro in palestra. La città è in continua espansione. A Baku ero stata dieci anni fa e la crescita è costante; è una piccola Dubai con ampi margini di crescita. Adorano il made in Italy, dal cibo al vino, passando per abbigliamento e quant'altro. A volte non ce ne rendiamo conto, ma abbiamo delle virtù che vengono apprezzate all'estero mentre noi non le consideriamo abbastanza».

Come ritroverà la serie A1 italiana?

«Questo è un punto interrogativo perché ho seguito poco e niente nell'ultimo anno».

All'Azerbaigian che cosa manca a livello di pallavolo?

«Essenzialmente, la tecnica di base. Che è fondamentale al di là delle altre peculiarità. Io ho cercato di essere di esempio, ma c'è ancora tanto da lavorare».

L'immagine più bella che si è lasciata alle spalle?

«Le contraddizioni paesaggistiche tra la parte nuova e quella vecchia della città. Se devo scegliere una fotografia penso alla veduta della parte vecchia, bellissima. C’è però un altro aspetto che voglio sottolineare e riguarda la vita di tutti i giorni. E' sì un Paese musulmano, ma non c'è alcuna restrizione in assoluto, men che meno per la donna».

Con quali ambizioni torna in Italia?

«Di vincere. Dal primo all'ultimo giorno. Dal primo all'ultimo pallone da giocare, in allenamento o in partita non fa differenza. Io voglio primeggiare e credo che Piacenza sia il posto giusto per riuscirci».

Scusi, ma un pensierino alla Nazionale…

«Questo non dipende da me, io più che dare il massimo in campo non posso».

A 29 anni è presto per guardare al futuro, ma lei un domani come si vede? Allenatrici o dirigente? Oppure lontano dal mondo dello sport?

«Non saprei che cosa dire. Ma se mi penso allenatrice credo di essere un po' severa perché imposterei il lavoro sulla base di tecnica e sulla disciplina che non sono il pane quotidiano delle nuove generazioni. Se, invece, mi penso dirigente credo di essere abbastanza esigente e in grado di coniugare i desideri della società con quelli delle giocatrici. Proprio perché ho giocato e gioco ad alti livelli. Da bambina il mio sogno era quello di fare il magistrato, ma ormai credo di aver preso una strada diversa».

Lei appare molto esigente.

«Lo sono prima di tutto con me stessa e poi con gli altri. Non mi accontento mai, vado sempre in campo per vincere».

@roccocoletti1

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