La figlia di Renato Curi: «Sto male, rivivo il dramma di papà»

Il dolore di Sabrina: «Ho telefonato subito a mia madre Il primo pensiero va alla bimba che Davide lascia»
PESCARA. Sabrina Curi passeggiava in centro a Monza col marito Tommaso e l’amico di famiglia Pierluigi Frosio, ex calciatore e capitano del Perugia, quando è arrivata la notizia del dramma: «Mio marito l’ha letta sul telefonino, ho subito chiamato mia madre a Pescara e mio fratello Renatino. A mamma ho detto: preparati». Un “preparati” a rifare i conti con un’altra tragedia. Quella avvenuta il 30 ottobre 1977 durante la partita Perugia-Juventus, quando un malore strappò alla vita Renato Curi. Sabrina aveva tre anni, primogenita del centrocampista del Grifo. Quasi la stessa età della piccola di Davide Astori.
«Mi sento male e basta di fronte a una simile storia», afferma Sabrina Curi, «il mio primo pensiero è stato per la bambina, quello di mia madre per la compagna. Saranno crocifisse a vita. Ho avuto un’infanzia felice, la mia casa non è stata mai triste, ci sono sempre stati il Natale e le altre feste comandate, tutti hanno cercato di non far pesare l’assenza di un padre. Ma il peso te lo porti dietro, eccome. E te ne rendi conto quando ti fai la prima comunione, la cresima o ti sposi. Che cosa mi sento di dire alla Fiorentina e ai suoi tifosi? Sono la figlia di un calciatore, sono troppo coinvolta e non è facile trovare le giuste parole. La notizia mi è arrivata mentre ero in centro a Monza con mio marito e l’ex calciatore compagno del mio papà. Ho chiamato subito a casa. Mamma e Renatino non l’hanno presa bene, io non l’ho presa bene, ci siamo preparati a rivivere il nostro dramma. Perché ci sentiamo coinvolti in questa disgrazia. L’età di Astori è più o meno quella del mio papà e queste cose ti fanno stare male. Ti senti male al pensiero di tutto quello che ci sarà per la famiglia di questo ragazzo. A cominciare dalle possibili polemiche. Ecco, chi scrive un articolo su un giornale deve pensare che dietro a una tragedia come questa c’è una famiglia. Noi anche dopo 40 anni ne vediamo di tutti i colori. Ripeto, penso alla bambina che lascia Astori. La sua unica fortuna sarà quella di avere avuto un padre famoso e potrà vedere ovunque le sue foto e i suoi video. Io un video di papà l’ho visto l’anno scorso per la prima volta. Mi sono sposata a giugno, a 42 anni, e la mancanza la senti: mi mancano le sue carezze e la sua voce. Sono serena, ma non c’è un giorno in cui non pensi a lui. Ho la passione per il calcio, mi piace andare allo stadio, il mio cuore batte forte per il Perugia. Ma avrei preferito che papà avesse fatto l’artigiano e fosse ancora vivo».
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