La fine dell’Aquila Rugby: sconfitta tra i rimpianti

Problemi economici: dal cambio di rotta del 2014 al match saltato contro Prato La pagina più bella: i seimila spettatori per il match delle Zebre contro i Dragons
L’AQUILA. Ultima fermata per L’Aquila rugby club, dopo la rinuncia al campionato di serie A dov’era stata iscritta “sub-judice” dal consiglio federale. La società costituita dai soci Mauro Zaffiri, presidente prematuramente scomparso un anno fa, Fulvio Angelini, Aldo Zecca e Fulvio Giuliani, nata nel 2014 per rilevare il titolo sportivo dell’Aquila rugby 1936 (che in precedenza lo aveva acquisito dalla Polisportiva L’Aquila) da poco promossa in eccellenza, ha gettato la spugna per problemi economici.
Percorso breve ma intenso per il sodalizio aquilano, che in partenza si era accollato i debiti verso i tesserati della 1936, con un assetto iniziale che doveva essere temporaneo per consentire l’ingresso di nuovi imprenditori, ma che nel tempo non ha avuto gli innesti sperati. La voglia di cambiare a tutti i costi ha portato subito qualche scelta discutibile: un logo senza il rapace simbolo della città, la rottura dei rapporti con la polisportiva L’Aquila depositaria dei titoli conquistati e che disponeva dei giocatori under 18 da lanciare in prima squadra e, negli anni, anche qualche polemica con le istituzioni per promesse non mantenute, ma soprattutto per l’utilizzo del campo di piazza d’Armi e per gli alloggi del progetto Case. Sul campo, il nuovo corso era iniziato in Eccellenza con l’addio del coach della promozione Nanni Raineri, sostituito a pochi giorni dall’inizio del campionato da Massimo Di Marco, che riuscì nell’impresa di centrare la salvezza. La stagione seguente il club decide, però, di cambiare la guida tecnica affidandosi alla coppia Ludovic Mercier e Drago Niculae, scelta che porterà una dolorosa retrocessione in serie A. La migliore intuizione del presidente Zaffiri è dell’estate 2016, con la chiamata di Vincenzo Troiani e Pierpaolo Rotilio. La squadra riesce con un’entusiasmante cavalcata a conquistare la finale promozione, persa a Parma contro i Medicei. Ma il futuro rimane un’incognita, con la stagione seguente che si rivela un calvario. Prima la scomparsa di Mauro Zaffiri, l’amministrazione comunale che nomina il comitato dei garanti composto da Luciano Cicone, Francesco Camerini e Carlo Caione con il coinvolgimento dell’Ance e poi dell’associazione “Gente di rugby”. La società nomina, per un breve periodo, amministratore delegato Antonio Di Giandomenico che cerca soluzioni alla crisi che si acuisce alla vigilia del match d’esordio nel girone 4 di serie A contro i Cavalieri Union Prato Sesto, quando la squadra annuncia di non poter scendere in campo allo stadio Fattori. Una pagina nera, negli oltre 80 anni di storia del rugby aquilano, che ha un solo precedente: il 24 gennaio 1954 con il presidente Galeota che impedì ai ragazzi di Tommaso Fattori di affrontare il Brescia, per protesta contro la federazione dopo la sconfitta burrascosa con la Roma. Una corsa contro il tempo, che con il coinvolgimento degli atleti nell’associazione Rugbisti Aquilani, riesce a portare in campo la squadra nel derby di Villa Sant’Angelo contro la Gran Sasso, vinto 27-20. La prima fase del campionato di serie A si chiude con la qualificazione in anticipo, alla poule promozione, ma nella seconda fase, la penalizzazione nella sconfitta di Genova contro il Cus mette fine ai sogni di gloria. La pagina più bella resta la partita giocata davanti a circa 6000 spettatori nel rugby day, prima del match delle Zebre contro i Dragons. Il presidente Angelini, che comunque è riuscito a chiudere il bilancio stagionale in equilibrio, ha tentato la via dell’iscrizione, prima di arrendersi alla dolorosa prematura fine di un ciclo.
Tommaso Cantalini

