La Germania confida sull’attacco bomba

I tedeschi vanno all’inseguimento della loro quarta coppa
INVIATO A RIO DE JANEIRO. Per favore, lasciate da parte il luogo comune dei panzer. Al limite parlate di panzerotti se vi riferite alla Germania in finale, travolgente in (quasi) tutte le tappe del suo cammino qui in Brasile. Sì, perché nel cuore della nazionale di Joachim Loew c’è della sostanza: il ripieno è di grande qualità, tecnica e tattica, mentre il morale è alle stelle dopo la tambureggiante esibizione che ha annientato la Seleçao.
CONDIZIONE. Inutile girarci attorno: la Germania è la grande favorita di domani. È in grandissima forma, un particolare sotto il profilo fisico, visto che – nel corso del torneo – ha dimostrato di aver metabolizzato senza gravi scompensi il clima brasiliano, a differenza di quanto è successo a Italia, Spagna e Inghilterra, in crisi tecnica e atletica in questo Mondiale. I tedeschi no, hanno avuto una leggera flessione nella seconda gara del girone di qualificazione (pareggio per 2-2 con il Ghana), ma poi hanno saputo amministrarsi, senza mai rinunciare alla loro caratteristica principale, il carattere che è venuto fuori soprattutto contro l’Algeria, una squadra che ha saputo bloccare le iniziative avversarie chiudendosi a riccio in difesa, per poi ripartire “a fionda” una volta recuperato un pallone interessante. Una tattica che anche l’Argentina potrebbe seguire, tanto più che l’Albiceleste ha Messi, non Brahimi. Il bollettino medico? Il sampdoriano Mustafi è l’unico indisponibile, Hummels è alle prese con qualche acciacco, ma sarà al suo posto domani alle 16 brasiliane (21 in Italia), al Maracanà.
ARMA IN PIÙ. Senza ombra di dubbio l’attacco. Merito dello squillante 7-1 al Brasile, ma non solo. Il fatto che la squadra di Loew abbia mandato in gol sette giocatori e abbia realizzato 17 reti in sei gare – quasi tre di media – è lo specchio della pericolosità offensiva dei tedeschi che hanno come terminale principale Thomas Muller (cinque centri con un rigore, uno meno del capocannoniere della Colombia, James Rodriguez). L’alternativa, che spesso parte dalla panchina, è Andrè Schurrle (3), spesso in campo nella ripresa al posto di Klose (2), ma hanno segnato anche Hummels (2), Gotze, Ozil e Khedira (1). La difesa? Non scricchiola. Ne ha presi quattro finora e ha davvero sofferto solo con il Ghana (2-2).
PUNTO DEBOLE. Essenzialmente psicologico e legato al passato. Nel nuovo secolo la Germania non ha vinto nulla, nonostante sia stata sempre protagonista ai Mondiali e agli Europei. Insomma, potrebbe di colpo aver paura di combinare una frittata anche in Brasile dopo le finali perse in Giappone nel 2002 (0-2 contro il Brasile) che nel 2008 in campo continentale (0-1 contro la Spagna), senza dimenticare le sconfitte nelle semifinali mondiali nel 2006 (0-2 contro l’Italia che poi vinse per 2-1 anche in campo europeo nel 2012) e nel 2010 (di nuovo 0-1 contro la Spagna).
CHIAVE TATTICA. Chiamatelo pure Magic Kroos, non solo per le traiettorie precise su punizione (delle quali si incarica praticamente sempre) e su calcio d’angolo. Toni Kroos è anche la pedina sulla scacchiera tedesca che permette al ct Loew di cambiare assetto con un semplice spostamento in avanti. Bastano 10-15 metri. Così il 4-3-3 di partenza si trasforma in un 4-2-3-1 decisamente più offensivo, con Klose centravanti, il 24enne del Bayern trequartista centrale con ai fianchi Muller e Ozil. I due mediani in questo caso sono Bastian Schweinsteiger e Sami Khedira, dietro, davanti al portiere Neuer, Lahm, Boateng, Hummels e Howedes.
LE ULTIME. La Germania parla. A differenza dell’Argentina (che ha rimediato anche una multa perché spesso porta solo Sabella in conferenza stampa), ieri i tedeschi hanno esternato dal quartier generale di Santa Cruz Cabralia. E non hanno usato i guanti di seta, a cominciare dal capodelegazione Oliver Bierhoff: «Dobbiamo restare calmi, usare freddezza e non cadere nelle provocazioni. Può diventare una partita incandescente», ha spiegato l’ex centravanti. Thomas Muller ha puntato invece Messi: «Ho giocato diverse volte contro di lui e i miei ricordi sono piuttosto positivi.Non ho mai perso contro di lui, almeno in gare ufficiali». Evidentemente non ha paura dei boomerang.
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