La Lega serie A incorona Miccichè: «Il campionato italiano è il top»

20 Marzo 2018

MILANO . Dopo tanti messaggi per commentare le imprese di Zanardi, Pellegrini, Goggia, Nibali, una telefonata carica di entusiasmo per l'oro della Moioli alle Olimpiadi in Corea del Sud ha convinto...

MILANO . Dopo tanti messaggi per commentare le imprese di Zanardi, Pellegrini, Goggia, Nibali, una telefonata carica di entusiasmo per l'oro della Moioli alle Olimpiadi in Corea del Sud ha convinto Giovanni Malagò che Gaetano Miccichè, abbinando a un curriculum prestigioso la passione per lo sport, fosse il presidente ideale per la Lega Serie A. L'esperienza quasi ventennale di banchiere di sistema ha invece persuaso i venti club a eleggere all'unanimità con acclamazione il presidente di Banca Imi, la banca d'investimento del gruppo Intesa Sanpaolo, che entrerà in carica non appena si chiuderà il commissariamento, fra due mesi, al massimo 90 giorni, ha chiarito il n.1 del Coni, che intanto ha completato la riforma dello statuto con l'introduzione (ha votato no solo il Napoli) della maggioranza semplice dalla terza assemblea elettiva. L'obiettivo della riforma è rendere più snello e moderno l'iter decisionale di una Lega che di rado decide compatta Per il banchiere classe '50, palermitano da oltre 30 anni a Milano, la bussola della Lega sarà proprio il nuovo statuto. Ha chiesto la nomina di un ad all'altezza. Difficilmente arriverà nell'assemblea del 27 marzo, a Roma nella sede del Coni. «Con l'aiuto di Coni, Figc e del Consiglio di Lega creeremo condizioni normali, in cui la corporate governance aiuterà a raggiungere gli obiettivi. Nei cda raramente si vota, si trova l'accordo ragionando», spiega Miccichè, convinto che «il calcio debba diventare una realtà sempre più grande dove perseguire gli interessi di tutti». Mediano quando giocava da dilettante, nuotatore e tennista, il nuovo presidente della Lega sin da ragazzo tifa Milan ma da oggi ha «il cuore ipercolorizzato». Promette «serietà e capacità di coinvolgere tutti gli attori». E fissa non solo «obiettivi di ricavi e profitti» di calcio, ma anche «qualitativi». «La Spagna ha grandi campioni, Inghilterra e Germania grandi squadre, ma in Italia abbiamo qualcosa di unico, grandi squadre e grandi città con chiese, musei e ristoranti. Con questi fattori possiamo giocarcela», continua Miccichè, che nel giorno dell'investitura non tocca il tema diritti tv, entrato in una fase cruciale con Mediapro che tenta di chiudere la partita.