La promozione in A2 tra genio, follia e ricordi

I protagonisti dell’epoca rivivono una stagione magica
ROSETO. Sono passati 20 anni da quel maggio 1998, quando il Roseto Basket conquistò la promozione in serie A2 al termine di una stagione da sogno, eppure è come se fosse successo solo ieri. Troppo forte il legame tra quella squadra e una città ancora innamorata di quegli eroi, autori di una cavalcata vincente che culminò non solo nella vittoria del campionato, ma che fece sua anche la Coppa Italia LNP, quell’anno alla prima edizione. Eppure non fu solo rose e fiori per coach Trullo e i suoi giocatori, scelti da un inedito tandem, composto da Giovanni Giunco e Michele Martinelli: il primo amatissimo custode del basket rosetano, il secondo talmente visionario che portò poi Roseto fino alla serie A. La stagione del Roseto iniziò da ripescati per meriti sportivi, ma con un roster di prima qualità; ciononostante, l’esordio fu disastroso: quattro sconfitte in fila, e tifoseria in fermento. Qualche aggiustamento tattico fece tornare in fretta il sereno in un gruppo che forse sereno non lo fu mai, visto che non tutti andavano d’amore e d’accordo, ma quello importava poco: sul parquet infatti, ogni negatività spariva, con i giocatori a vincere tantissimo dando spettacolo a suon di schiacciate, facendo saltare di gioia le tribune piene dell’allora palazzetto dello sport. E’ al giro di boa del campionato, che Roseto cambiò marcia: la squadra era oramai rodata e cavalcava le indubbie doti delle sue punte: la classe di Bonaccorsi, la visione di gioco di Busca, la solidità di Rizzo, i rimbalzi di Facenda, i tiri precisi di Coppo, la polivalenza di Gaeta (che qui ha messo su famiglia), l’atletismo di Meneghin e la costanza di Acunzo. Insomma Roseto diventò una macchina da guerra, coi giocatori che dopo la partita andavano a bere una birra coi tifosi, cementando un sentimento che dura ancora oggi: quelle partite si giocavano e si vincevano solo per far felice una città. E i tifosi rispondevano, con enormi coreografie e cori personalizzati per ogni giocatore, canzoncine che ancora oggi fanno scappare un sorriso ai rosetani: com’è bello Bonaccorsi dalla testa in giù, correva a 100 all’ora Leo Busca, Facenda caterpillar, se ci avessero fatto un disco sarebbe andato a ruba!
La stagione finì a suon di vittorie, conquistando la serie A2 e la Coppa Italia, sempre battendo in finale una tosta Biella, facendo ritornare il Lido delle Rose in A2 dopo 16 anni. Di quei festeggiamenti restano ricordi indelebili nei tifosi, ma anche nella memoria di questi giocatori che Roseto, anche se son passati 20 anni, non se lo sono mai scordato.
I ricordi. È bastato ricontattarne qualcuno, per riaprire l’album dei ricordi. Bonaccorsi, oggi procuratore sportivo: «Quella fu una grande impresa, partita grazie ad ripescaggio che solo il mai dimenticato Giunco poteva farci meritare. Eravamo un manipolo di pazzoidi di talento, e quando ingranammo per davvero lasciammo pochi superstiti sui parquet italiani».
Rizzo, oggi responsabile amministrativo di un centro medico: «Ho giocato tante stagioni in giro per l’Italia, ma le belle persone restano, ed ancora oggi appena posso ci fermiamo con la famiglia per salutare gli amici e sentire ancora quell’aria magica che respiri solo quando ti senti a casa». Meneghin, che si occupa di logistica ad Udine: «A ripensarci sale la nostalgia, l'adrenalina, le emozioni. Ad un certo punto della stagione la simbiosi che si era creata con la nostra gente ci aveva reso praticamente imbattibili. E poi i derby, uno spogliatoio fantastico, i pianti di gioia dei tifosi la sera della promozione... solo pelle d'oca».
Coppo, che quest’anno inizierà la sua carriera da allenatore senior: «Potrei parlare per ore di quella stagione. Eravamo forti, eravamo giovani e sfrontati, e godevamo nel far saltare di gioia i nostri tifosi. Una delle mie stagioni più belle».
Infine l’allenatore, Tony Trullo: «Dei campionati vinti sicuramente il più bello, perché facemmo doppietta e perché per me da rosetano valeva triplo. Dopo tanti anni uno dei giocatori di Biella mi confessò che nella gara decisiva al palazzetto, quando entrò in campo e si trovò davanti un muro di 4.100 tifosi biancazzurri, si sentì praticamente già sconfitto».
Una storia d’amore che potrebbe avere un’appendice: il figlio di Acunzo è già in Usa conteso da alcuni college, quello di Gaeta gioca con l’Ancona, e poi c’è il figlio di Coppo che ha solo 2 anni e quello di Bonaccorsi in arrivo per settembre. Scommettiamo che uno di questi prima o poi lo vedremo in biancazzurro?
Marco Rapone
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