La Samb di Federico: puntiamo ai play off grazie agli abruzzesi

13 Novembre 2016

Il ds originario di Chieti che vive a Giulianova: «Da Di Massimo a Di Pasquale, tanti talenti in rossoblù»

Il miracolo sportivo con la Valle del Giovenco, la possibilità di andare alla Juventus e quella retrocessione con il Chieti che resta una ferita aperta. Oggi la nuova sfida di Sandro Federico è la Sambenedettese. Dopo l'esperienza di Carrara, il 44enne direttore sportivo di origine teatine è stato scelto dal presidente Franco Fedeli per riportare in alto il calcio rossoblù. Figlio di emigranti in Canada, Federico è nato a Toronto ma ha trascorso la sua infanzia a Brecciarola, frazione di Chieti. Un dirigente professionista, vive a Giulianova con la moglie Maria Paola e le due figlie Alice e Alessandra. A San Benedetto si è portato un pezzo di Abruzzo: i giocatori pescaresi Di Pasquale e Berardocco, i chietini Di Filippo e Zappacosta e i teramani Di Massimo e Lulli. La Samb è una neopromossa, ma sta ben figurando: è ottava (con una gara in meno, quella di oggi con il Teramo) nel girone B di Lega Pro, a -5 dalla vetta.

Federico, dove volete arrivare?

«L'obiettivo è raggiungere i play off. Il presidente Fedeli è ambizioso, pretende tantissimo e vuole sempre vincere. San Benedetto, poi, è una piazza meravigliosa che ti spinge sempre a dare il massimo. Abbiamo una media di 4500 spettatori al Riviera delle Palme. Qui si vive di pressioni e di calcio vero».

Che rapporto ha con Fedeli?

«Molto forte, spesso conflittuale. Se si vuole crescere, bisogna confrontarsi e dirsi le cose in faccia. Un direttore sportivo deve avere un rapporto diretto con il suo presidente. Fedeli è un tipo autoritario ed è così che ha costruito i suoi successi nella vita e nel calcio».

Che allenatore è Palladini?

«Mi ricorda Ancelotti perché ha modi semplici, rimane sempre tranquillo e permette a tutti di lavorare al massimo».

L'ex juventino Alessio Di Massimo è un predestinato?

«Ha grandi colpi, ma deve fare tanta strada. Il presidente lo voleva a tutti i costi e ho sfruttato i buoni rapporti con il Pescara per portarlo a San Benedetto. Fedeli vorrebbe riscattarlo a giugno e acquistarne il cartellino».

Tra gli abruzzesi in rosa, su chi scommette?

«Davide Di Pasquale è un difensore centrale di prospettiva che, nonostante abbia solo 20 anni, ha tanta personalità».

La sorprende vedere il Teramo così in basso in classifica?

«Si, perché ha valori individuali importanti. Deve trovare il giusto equilibrio e ha tempo e mezzi per risalire».

E' vero che nel 2010 poteva finire alla Juventus?

«Sì, avevo già ricevuto una mail con il contratto da firmare. Nel 2009 ho conosciuto Fabio Paratici al corso di direttori sportivi e l'anno dopo mi propose di fare il suo vice alla Juventus. Poi, però, decise di mandarmi alla Carrarese dove c'era Buffon presidente».

Dall'Eccellenza alla Lega Pro: com'è nato il miracolo sportivo della Valle del Giovenco?

«Merito del presidente Vincenzo Angeloni, che ancora oggi ringrazio perché mi ha permesso di iniziare la carriera da dirigente. Abbiamo portato una piccola realtà nei professionisti e lanciato giocatori importanti come Gianluca Sansone, che presi dal Montorio 88 e portai con me a Siena».

La retrocessione in D con il Chieti brucia ancora?

«Sono convinto che con un pizzico di pazienza in più potevamo salvarci. Oggi molti giocatori di quella squadra giocano in Lega Pro. Gli isterismi hanno portato a decisioni folli, come quella di esonerare De Patre e richiamare Di Meo a quattro giornate dalla fine. Andai via perché non condividevo più le scelte folli di Bellia. Non dovevo accettare Chieti perché io e il presidente avevamo vedute diverse».

Giammarco Giardini

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